Latina, Di Muro contro Di Muro: “La cultura permette di giudicare chi ci governa”

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Antonella Di Muro, assessore a Cultura e Sport

A quasi un mese dalla scelta di Latina bene comune di affidare in concessione il teatro d’Annunzio a un soggetto privato sembra calato il silenzio. Sembra, perché se mancano informazioni sui punti da definire c’è il rischio che sottotraccia l’operazione venga portata a termine senza trasparenza. Ne è convinto Alessandro Di Muro, presidente di Latina Oltre e membro del comitato giovanile Generazione per Latina. Il giovane attacca Lbc e l’assessore suo omonimo Antonella Di Muro.

“’La cultura permette di giudicare chi ci governa’ – afferma citando il cartello che insieme ad altri affisse al teatro nel 2015 in occasione della chiusura delle strutture teatrali, disposta dal commissario straordinario dell’ente municipale, per impraticabilità. “Scoprimmo poi – aggiunge – che fino ad allora la vita teatrale era stata appesa al filo della deroga, la soluzione low cost della Giunta Di Giorgi che senza assessore alla cultura aveva preferito spaziare in interessi altri. La cosa esilarante era che non importava a nessuno. Le sedute dei Consigli Comunali non si animavano più di dibattiti culturali e le Commissioni non venivano neanche convocate. Il commissario Barbato altro non fece che ufficializzare questa situazione e con la chiusura dei teatri la questione finì per colorire la campagna elettorale”.

Di Muro, Alessandro, afferma che il movimento-partito Latina bene comune ha affidato le redini della cultura all’assessore Antonella Di Muro e a Fabio D’Achille, presidente della competente commissione consiliare, dopo aver inserito a pagine 19 del proprio programma di governo l’intento chiaro di investire nella cultura. Una necessità.

“Occorre sottolineare al contempo – continua Alessandro Di Muro – che anche il Bilancio approvato dalla maggioranza in Consiglio comunale è altrettanto chiaro: 20mila euro destinati alla Cultura, e questo perché è uno dei punti principali. Praticamente abbiamo speso più soldi per i gettoni di presenza che per gli investimenti. Ah, soldi pubblici. I grandi proclami senza un proporzionato budget, come affermava la vicepresidente Marina Aramini, Lbc non li ha fatti preferendo la scelta di un vecchio e già collaudato modus operandi. Perché? Magari perché così invece di lavorare per creare un ente gestore, magari partecipato dal Comune, in grado di poter dare alla città un servizio di eccellenza, ha preferito spostarsi dalla linea pubblica a quella privata con uno score di 120mila euro anni in passività. A quanto pare l’idea dell’assessora Di Muro sarebbe quella di affidare la gestione del teatro ad un privato, ma facendosi comunque carico delle spese delle utenze del Palazzo della Cultura, sede del teatro, e un fondo per coprire l’eventuale mancato profitto del privato gestore. Questo mi porta a chiedere: ‘Chi hanno come commercialista? Fantozzi?’”

“Un sistema di gestione che crea solo passività – incalza Alessandro Di Muro – non è l’esempio migliore di investimento. “Eppure, poter gestire un teatro nella seconda città del Lazio dovrebbe essere un privilegio. Di norma poi quando si dà in gestione una cosa pubblica lo si fa affinché vi si portino delle migliorie, affinché non pesi sulle casse comunali e talvolta, spero non sia questo il caso, anche per incompetenza in materia. Ad oggi, che il tema della privatizzazione sembra sopito, ma non inerme, ancora si è in attesa di risvolti concreti. Alla fine è l’immobilismo che la sta facendo da padrone nella vita amministrativa targata Lbc”.

“Basterebbe forse – conclude il presidente di Latina Oltre – essere più audaci, più coraggiosi nelle scelte, forse potremmo dire più ‘civici’ per capire che investire davvero in questo ambito porta a investire nel welfare e porta ad individuare nella cultura l’elemento centrale di una nuova articolazione di intervento sociale. Da Di Muro a Di Muro vorrei invitare l’assessora a rivedere questa linea e ad essere più intraprendente dei suoi successori perché se è vero che la cultura permette di giudicare chi ci governa, anche come si fa cultura ci dà la stessa facoltà”.

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