Piano del Parco del Circeo, la tutela delle acque e della salute pubblica. “Anticipare gli obiettivi”

Una veduta del lago di Paola

Per il lago di Paola la Valutazione ambientale strategica che accompagna il Piano del Parco del Circeo, in fase di osservazione, individua 13 criteri di sostenibilità.

Ecco l’elenco: tutelare, conservare e ripristinare le specie e gli habitat; proteggere e conservare il patrimonio cultura ed il paesaggio; conservare, tutelare e monitorale la biodiversità; migliorare la conoscenza e promuovere la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse genetiche; praticare l’agricoltura sostenibile sostenendo la biodiversità; salvaguardare, tutelare e ripristinare i sistemi forestali; tutelare i sistemi idrici interni in tutte le loro componenti; tutelare l’ambiente marino e costiero; migliorare la conoscenza e promuovere la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse genetiche; gestione sostenibile delle insediamenti; migliorare la conoscenza e promuovere la conoscenza e l’uso sostenibile delle risorse genetiche; adottare scelte energetiche guidate da principi di tutela ambientale; promuovere il turismo sostenibile.

Nella Vas vengono indicati anche gli obiettivi del Piano del Parco che meglio soddisfano i criteri di sostenibilità. Ad eccezione del criterio relativo alle scelte energetiche, il Piano del Parco sembra rispondere in massima parte a tutti i criteri stabiliti dal rapporto ambientale.

Franco Brugnola, “attivista” del tavolo di studio istituito dal Comune di Sabaudia per le osservazioni al Piano del Parco, ha focalizzato la sua attenzione sul criterio di gestione sostenibile degli insediamenti. In base alla Vas questo criterio trova soddisfazione in tre obiettivi del Piano del Parco che sono: 1) entro il 2020 il Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino adotta un manuale di linee guida relativo agli interventi ordinari di rinaturalizzazione delle sponde dei corsi d’acqua naturali ed artificiali che tengano conto delle loro esigenze ecologiche; 2) entro il 2026 riduzione dei conflitti tra attività produttive e conservazione dei valori di biodiversità presenti nel lago di Paola; 3) entro il 2020 è sottoscritto un protocollo d’intesa/convenzione tra Ente Parco e Arpa Lazio per il monitoraggio dello stato delle acque nel territorio del Parco, associazioni ed aziende agricole, con la realizzazione di impianti di fitodepurazione; entro il 2026 è attuato nei Comuni del Parco un programma per la riduzione della frazione umida dei rifiuti solidi urbani attraverso compostaggio familiare, condominiale o aziendale.

Brugnola, incrociando Piano e Vas, evidenzia ciò che potrebbe confluire in un’osservazione formale per la tutela delle acque del Parco e della salute pubblica. E così, per quanto riguarda la depurazione delle acque del lago di Paola (obiettivo strategico: miglioramento della qualità delle acque), laddove è indicato quale obiettivo operativo “entro il 2026 identificazione degli interventi necessari per la depurazione delle acque del lago”, propone l’anticipazione al 2020 e oltre all’individuazione degli interventi necessari anche la loro attivazione. Restando in materia di qualità delle acque e dell’obiettivo di miglioramento, l’ipotesi di osservazione di Brugnola è quello di anticipare al 2020 (rispetto al 2026) l’avvio del progetto per l’immissione di acque dolci di buona qualità nei laghi costieri al fine di migliorare i parametri chimico-fisici delle acque. Per quanto riguarda l’obiettivo strategico di favorire l’adozione di tecniche di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua naturali ed artificiali all’interno del Parco nazionale del Circeo che tengano conto delle caratteristiche ecologiche, Brugnola anche in questo caso suggerisce un’osservazione “accelerante”. Si tratta non soltanto di prevedere entro il 2020 l’adozione di linee guida da parte del Consorzio di bonifica ma anche di attuarlo. Un impegno forse sottinteso che per Brugnola sarebbe più opportuno specificarlo.

“A livello scientifico – commenta a margine Brugnola a giustificazione dei timori per la salute pubblica – è oggi ampiamente dimostrato il nesso causale tra l’esposizione ad alcuni fitofarmaci e l’insorgenza di alcune specifiche malattie (Linfoma non Hodgkin, leucemie, tumori alle ovaie, tumori alla prostata, ecc.) che colpiscono prevalentemente i lavoratori e le loro famiglie, ma che si possono accumulare anche nell’organismo di chi consuma i prodotti trattati con queste sostanze. La situazione delle acque superficiali e sotterranee (VAS 6.2.7) nell’area del Parco e in quelle contigue, come pure nelle transition area è già gravemente compromessa come emerge dai dati dell’Ispra che ha assegnato proprio a quest’area (e nel Lazio solo ad essa) il bollino rosso sia per le acque superficiali che per quelle sotterranee. Le analisi effettuate sul fiume Sisto come nel lago di Paola e in alcuni pozzi privati forniscono un panorama preoccupante che richiede interventi indifferibili circa lo stato della falda acquifera che comunque arretra quasi ovunque incalzata dal cuneo salino. Ecco perché sostengo la necessità di anticipare i tempi previsti nei documenti del Parco per la depurazione del lago di Paola. Molte cose possono essere avviate subito mediante intese tra tutti gli enti interessati: Ente Parco, Provincia, Consorzio di Bonifica, Comune, Società Acqualatina e Comunione Eredi Scalfati, alcuni dei quali hanno partecipato anche ai lavori del Tavolo Tecnico riunitosi il 28 febbraio 2017”.

Brugnola sottolinea anche che “la depurazione delle acque del lago di Paola consentirà il ritorno della fauna acquatica e la sua valorizzazione turistica migliorando anche la qualità delle acque di balneazione della zona antistante e contribuendo così ad assicurare il rispetto dei parametri per la Bandiera Blu”. Dunque, “occorre assolutamente intervenire al più presto (non è possibile attendere l’anno 2026 come previsto dal cronoprogramma) per inserire nella Vas le misure previste dal Decreto interministeriale 10 marzo 2015, per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile e per la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e dei relativi rischi secondo quanto disposto dal Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, adottato con decreto interministeriale 22 gennaio 2014 del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro della salute”. “Occorre altresì organizzare, d’intesa con Arpa Latina – conclude Brugnola – un monitoraggio più esteso sia delle acque superficiali che di quelle sotterranee (si pensi che in tutto il Lazio i punti di prelievo di queste ultime sono solo 21) e di quelle del mare allargando la tipologia delle sostanze da ricercare. Le risorse necessarie potranno essere reperite almeno per la prima fase nell’ambito del PSR, ma è possibile rispondere ad uno dei calls previsti dalla Unione europea, del progetto Horizon 2020 od altri ancora aperti”.

Franco Brugnola

LE VOSTRE OPINIONI

commenti