Un tè con l’autore: Andrea Pasquale. Le tribolazioni di un italiano in Cina

Le tribolazioni di un italiano in Cina è un romanzo divertente , ma che tiene tutti con il fiato sospeso.

Una storia in cui si mescolano , con meravigliosa alchimia,avventura , amore, viaggio, paura e speranza.

L’autore riesce a farci sorridere delle sue peripezie , ma ci fa anche riflettere , il tutto mentre , insieme a lui , viaggiamo per migliaia di chilometri.

Il romanzo di Andrea Pasquale merita  un posto nelle vostre librerie. Qui  potete trovare la mia recensione completa.

Ma ora lascio la parola ad Andrea.

Ciao Andrea, benvenuto ad Un tè con l’autore. Scrivere è sempre stato uno dei tuoi sogni o l’idea di scrivere un libro ti è venuta per caso?

Ciao, Clelia. Innanzitutto fammi dire che sono onorato di essere qui. 
 
Voglio farti i complimenti per il blog e per la tua passione che ho potuto percepire dalle nostre chiacchierate. 
 
Ti ringrazio anche per le belle parole che hai speso sul mio libro, sono state molto importanti per me. 
 
Riguardo allo scrivere, ti cito il verso di una famosa canzone: “La matematica non sarà mai il mio mestiere”. Ecco. Questo sono io. Ho bisogno della calcolatrice anche per fare 2+2, quindi immaginati i sei rossi e le sufficienze risicate alle materie scientifiche al liceo. 
 
Di contro, ho avuto sempre una passione per la scrittura. 
 

All’età di otto anni, scrissi un libro sui dinosauri, con tanto di foto dei modellini giocattolo in posa e disegni semi professionali. In seguito, ho passato la fase degli agghiaccianti racconti adolescenziali per poi finire a scrivere soprattutto per me stesso. Fino a questo libro.

Il tuo romanzo è molto divertente , ma anche ricco di spunti riflessivi: pensi che l’ironia possa veicolare un messaggio in maniera più efficace o , semplicemente , il libro è espressione del tuo modo di essere?

L’ironia è il mio modo di essere e di affrontare la vita, quindi l’atteggiamento del protagonista, che sono io, riflette i miei pensieri e le mie reazioni reali.

 
Il 99% di quello che ho scritto fu davvero pensato nel momento in cui successe. 
 
D’altra parte, usando il sarcasmo e l’ironia, ho anche cercato di fare un esperimento diverso che si discostasse dalla solita letteratura da viaggio un po’ fredda e distaccata. 
 
Sai, prima di avventurarmi nella stesura del mio romanzo, ho letto parecchi libri (stupendi, eh) di viaggio o su resoconti di viaggi, ma più di una volta mi sono chiesto come facesse un autore che usa un punto di vista soggettivo a rimanere così impassibile di fronte, che so, a combattimenti clandestini fra galli, pranzi a base di insetti e altre situazioni surreali. 
 
Mi sembrava poco naturale, così ho cercato di scrivere un libro che potesse dar voce alle reazioni naturali che avrebbe ognuno di noi, ivi incluse frasi dialettali e imprecazioni poco ortodosse.

Quanto è vero ciò che racconti? E’ proprio un diario di viaggio o parte di quello che narri è frutto di fantasia e dell’arte di romanzare?

E’ tutto vero al 100%, anche se non ho usato i nomi reali dei personaggi per rispetto della loro privacy. 
 
La storia è accaduta davvero, ma l’ho leggermente semplificata. In realtà fu una situazione ingarbugliatissima ed anche la scoperta della truffa ai nostri danni non fu così facile da come traspare nel libro. 
 
Ho fatto questa scelta per due motivi. Il primo perché ne sarebbe scaturito un romanzo troppo lungo, con la conseguenza che il mio editore si sarebbe impiccato e a me non andava di averlo sulla coscienza. Il secondo è che avrebbe appesantito inutilmente la lettura senza apportare alcun beneficio. 
 
Ho dunque messo mano alla storia semplificandola e spostando eventi nel tempo o accorpandoli per esigenze narrative, ma ciò che racconto è accaduto dalla prima all’ultima parola.

Man mano che procedevo nella lettura delle tribolazioni del Butre, mi sono trovata più volte a chiedermi come ti sia venuto in mente di partire ed arrivare fino in Cina per un lavoro del quale sapevi poco o niente.Cosa dovrebbero avere , secondo te, i ragazzi di oggi per affrontare al meglio il mondo del non lavoro che li aspetta? Spirito avventuriero o un pizzico di incoscienza, o magari tutti e due?

Ecco la semplificazione della storia di cui ti parlavo prima. In realtà, non andò proprio così.
 
Partii per la Cina dopo mesi di  stretto contatto e collaborazione quotidiana con la compagnia che mi offriva il lavoro. 
 
Certo, a conti fatti andai lì senza alcuna certezza su di loro, ma instaurammo un rapporto professionale molto fitto, a tratti anche troppo. Non nego di essere stato ingenuo, ma all’epoca avevo il biglietto aereo facile proprio come alcuni hanno il grilletto facile, e pensare e pianificare non era proprio il mio forte.
 
Di dare un consiglio ai ragazzi non me la sento poiché ognuno vive una situazione diversa. Io ho avuto la fortuna di poter prendere e partire, ma non tutti possono dire addio alla famiglia e agli amici a cuor leggero. 
 
Ciò che posso dire ai ragazzi è di non deprimersi o farsi abbattere. Le difficoltà ci sono, inutile negarlo, ma dobbiamo reagire sgomitando, forte, da cartellino rosso, contro le logiche perverse del mercato del lavoro italiano.

 Diresti che il tuo spirito nomade sia la logica derivazione dell’essere nato e cresciuto in una piccola regione Italiana?

Sicuramente. Crescendo nella provincia, si passa gran parte del tempo a sognare di essere altrove, a volere di più. 
 
Per me stesso non volevo un’esistenza chiusa in un guscio, mi inorridiva l’idea di guardare il mondo attraverso uno schermo, fosse esso della TV o del computer. 
 
Ho l’esigenza di guardare coi miei occhi, sentire i gusti e i profumi, parlare e sporcarmi. 
 
Lo spirito nomade, come lo definisci tu, non solo mi ha arricchito ed ha aperto le mie vedute, ma mi ha fatto anche rivalutare la provincia poiché puoi girare quanto vuoi, mettere in piedi blog fighissimi e fare selfie ai quattro angoli del mondo, ma alla fine la tua casa è lì. 
 
Ed è bello e giusto che sia proprio lì.

Quali sono i tuoi prossimi progetti narrativi ?

Ho molte idee in cantiere, ma non ho ancora messo nulla su foglio. 
 
Penso che scriverò ancora qualcosa nello stile de “Le tribolazioni di un italiano in Cina”, ma non vorrei restare ancorato né alla letteratura di viaggio autobiografica né al genere umoristico. 
 
Vedremo, sarà una sorpresa anche per me.

Quando hai capito che le tue tribolazioni sarebbero diventate un romanzo?

Quando raccontavo la storia a voce, le persone ridevano a crepapelle e ogni volta mi pregavano di scriverci un libro. 
 
E’ una cosa che si dice sempre, no? “Dovresti scriverci un libro”. 
 
Sorprendendo tutti, ho deciso di seguire quest’abusato consiglio.

Butre : il perchè della scelta di questo strano nome.

Ha ha ha, che ridere! Come scrivo nel libro, questa è una lunga e complicata storia che mi riserverò di svelare in un altro romanzo di tribolazioni. Qui non ce ne sarebbe lo spazio.

Tre motivi per cui sarebbe meglio NON leggere il tuo libro

           A) Alcuni lettori mi hanno maledetto perché ridevano in autobus, in tram o in luoghi pubblici diventando oggetto delle occhiatacce della gente. Non leggete il mio libro in biblioteca o in luoghi affollati se siete particolarmente schivi!

           B) Sarebbe meglio non leggere il mio libro se non lo si fa con una mentalità aperta o se si va alla ricerca della polemica facile. Il mio romanzo solo di facciata prende (bonariamente) in giro alcune abitudini cinesi per noi molto strane, ma in realtà ha una doppia facciata: di invito a viaggiare e di dura condanna del sistema Italia. Quando ho letto i (pochissimi, devo dire) giudizi su un presunto maschilismo o razzismo del romanzo, mi sono fatto due risate. Vivo “da nomade” da 15 anni, ho una moglie cinese e un figlio misto fresco fresco, fate un po’ voi. 

          C) Non leggete il romanzo se siete particolarmente sensibili all’argomento sputi, salivazione e sporcizia: potrebbe non essere la storia adatta al vostro stomaco!

Ora invece dimmi perché dovremmo leggerlo?

            A) Leggetelo se volete passare qualche ora spensierata a sorridere delle tribolazioni dell’uomo che ha dato nuova linfa al concetto del “tanto c’è sempre chi sta peggio di me” e se vi volete fare due risate al cospetto delle sfighe della nostra generazione.

           B)  Dovreste leggerlo qualora vi vada di fare un giro per la Cina meno turistica, meno popolare, meno politicamente corretta, quella che non c’è sulle guide o sulle foto patinate dei monumenti, per avere una diversa chiave di lettura del paese che è ormai sulla bocca di tutti.

           C)  Mi sentirei anche di consigliarlo per non sottovalutare e stare attenti alle truffe nei confronti degli italiani all’estero. A me e alla mia compagna di viaggio andò tutto bene, ma c’erano i presupposti perché gli eventi potessero prendere una piega per niente piacevole.

Pensi che un giorno tornerai a vivere in Italia?

Mi piacerebbe per lo meno tornare in Europa, per quanto riguarda l’Italia la vedo un po’ più difficile. 
 
La cosa certa è che con me non si può mai essere sicuri. 
 
Chi l’avrebbe mai detto dieci anni fa che avrei lavorato in Sud America e Giappone e poi avrei messo su famiglia in Cina? 
 
Vedremo.

Si nasce o si diventa scrittori?

Penso che l’uomo sia una creatura talmente complicata che dipenda da ognuno di noi. 
 
Per quanto riguarda me, non ho la faccia tosta di definirmi uno scrittore, e non so se mai ce l’avrò. 
 
Qualche volta capita che debba dire qualcosa e lo faccio per iscritto, anche solo per me stesso. 
 
Mi rilassa e mi rende una persona migliore. 
 
Quando ho deciso di mettere nero su bianco Le Tribolazioni, l’ho fatto semplicemente perché volevo scrivere qualcosa che mi sarebbe piaciuto leggere. 
 
Chi lo sa, magari il segreto, se esiste e se ce n’è uno solo, è proprio questo: scrivere libri che tu stesso compreresti qualora fossi un lettore.

Grazie per la chiacchierata, Clelia!
Un abbraccio e un saluto a tutti i tribolati d’Italia!

Il Butre.
Intervista pubblicata anche sul mio blog 

LE VOSTRE OPINIONI

commenti