Tre manifesti a Ebbing, Missouri, una storia brillantemente scritta che racconta la vita tra dramma e ironia

Fresco vincitore di quattro Golden Globe su sei nomination, Tre manifesti a Ebbing Missouri, il nuovo film scritto e diretto da Martin McDonagh, arriva in sala dopo l’anteprima allo scorso Festival di Venezia. Come tipico dei film dell’autore britannico, anche in questo ritroviamo un’umanità ferita, costantemente in cerca di rivalsa. A dare volto ai personaggi c’è un fenomenale trio di attori quali Frances Mcdormand, Woody Harrelson e Sam Rockwell.

Mildred Hayes (McDormand) è una donna forte ma ferita dalla vita. Sua figlia è stata assassinata, e il colpevole non è mai stato trovato. Nel suo desiderio di giustizia, Mildred dà vita ad una guerra personale contro lo sceriffo Willoughby (Harrelson) e i suoi agenti, colpevoli secondo lei di non aver fatto abbastanza con le indagini. Ognuno di loro però, segretamente, ha le proprie battaglie personali da combattere.

Tre manifesti ad Ebbing, Missouri è un vero e proprio gioiello di scrittura, elemento lodato ad ogni festival o cerimonia di premiazione. McDonagh costruisce un film lineare, semplice, ma con un’inaspettata forza narrativa. Non cade nella banalità o prevedibilità degli eventi, seguendo un percorso coerente che non cerca assolutamente di soddisfare nessuno, solo di mostrare gli effetti di determinate cause sui protagonisti. Quella che ci porta a scoprire è infatti un’umanità sofferente, intrappolata nei propri errori e nei propri rimorsi, costantemente alla ricerca di una redenzione che potrebbe o meno giungere. I suoi personaggi sono magnificamente scritti, con archi narrativi chiari e coinvolgenti. Ogni ruolo spicca, perché ognuno ha con sé le proprie ferite da mostrare e da vendicare.

A metà tra il western contemporaneo e lo stile grottesco dei fratelli Coen, nel film convivono profondo dramma e pungente irriverenza, ottenendo così un ritmo sempre vivo che trascina lo spettatore in un susseguirsi di emozioni contrastanti. I dialoghi sono tra gli elementi migliori del film, cinici e spiazzanti, capaci di renderci subito chiaro con chi abbiamo a che fare. Il linguaggio che McDonagh conferisce ai suoi personaggi è estremamente realistico, quotidiano, “da strada”, ed è una gioia sentire e vedere tanta cura nella scrittura di un film e dei suoi protagonisti.

La grande scrittura è poi portata ancor più in luce da un trio di attori straordinario. Frances McDormand è semplicemente perfetta per il ruolo, con la sua scontrosità, ma anche con la sua fragilità, sa donare vita e spessore ad una donna sofferente che ha bisogno di mostrarsi forte come una guerriera. Cosa questa che le riesce perfettamente, divertendo e commuovendo per l’intero film. Non è da meno Woody Harrelson, anche egli come sempre in grado di far coesistere nelle sue interpretazioni leggerezza e intensità, impersonando un ruolo che svela sempre più di sé con il progredire della storia. Chiude la triade Sam Rockwell, che si trova magnificamente ad indossare i panni del vice sceriffo, che appare come uno dei personaggi più pericolosi e imprevedibili del film, a cui però è fornita un’ottima vena comica che l’attore rende a meraviglia.

Commedia e dramma, come nella vita, si alternano in questo film che non risparmia nessuno. Tutti prima o poi vengono chiamati in causa, portati a riflettere su come e quanto gli eventi che viviamo siano responsabili delle persone che si diventa, e di fronte alle storie che McDonagh ci racconta così brillantemente, non si può rimanere indifferenti, riconoscendosi nelle fatiche e nei dolori con cui i personaggi sono costretti a convivere.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri, diretto da Martin McDonagh con Frances McDormand, Woody Harrelson e Sam Rockwell, è in sala dall’11 gennaio nei cinema di Latina (Cinema Oxer).

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