Criticità Abc Latina, se ne discuta in aula. Opposizione chiede convocazione di Consiglio. Indetta commissione Trasparenza

Il consiglio comunale di Latina
Carla Amici PD Elezioni 2018

Dodici firme per riportare in Consiglio comunale la discussione sull’azienda speciale Abc di Latina, alla luce delle criticità emerse con la richiesta di chiarimenti da parte dell’Anac e i rilievi mossi dal Collegio dei revisori dei conti del Comune. I consiglieri di opposizione Nicola Calandrini, Matilde Celentano, Andrea Marchiella, Raimondo Tiero, Matteo Adinolfi, Massimiliano Carnevale, Matteo Coluzzi, Nicoletta Zuliani, Enrico Forte, Alessandro Calvi, Giovanna Miele e Giogio Ialongo hanno inoltrato all’attenzione del presidente dell’assise civica Massimiliano Colazingari la richiesta di convocazione del Consiglio comunale con all’ordine del giorno: azienda speciale Abc. Intanto la consigliera Zuliani ha indetto la commissione Trasparenza, da lei presieduta, per l’audizione dei componenti il collegio dei revisori dei conti del Comune sulle procedure Abc. L’organismo si riunirà il prossimo 23 gennaio alle 15.30.

Per i gruppi di minoranza presenti in Consiglio comunale non è più questione di discute sull’Abc “sì” o “no”, ma è tempo di fare chiarezza su aspetti che potrebbero minare l’assetto finanziario del Comune di Latina, stante il richiamo dell’Anac alla delibera del 2015 della Corte dei conti che evidenzia che l’ente locale debba verificare che esista stretta inerenza tra le finalità istituzionali dell’ente e le attività strumentali affidate all’azienda speciale; debba opportunamente valutare sulla convenienza economica di procedere ad affidamenti, nel rispetto del principio di economicità delle gestioni e del buon andamento delle amministrazioni pubbliche; debba motivare in modo adeguato i trasferimenti a favore dell’azienda speciale, anche al fine di evitare un ingente crescita della spesa per i servizi nel bilancio comunale. E’ tempo di fare chiarezza, nelle sedi opportune, su una proposta di deliberazione relativa al Piano programma avente ad oggetto anche il contratto di servizio che esaminata dai revisori contabili avrebbe spinto il Collegio a relazionare nel seguente modo: risulta evidente, dalla lettura dei documenti, che l’Abc ha iniziato la propria attività prima delle formali autorizzazioni del Consiglio comunale di cui alla proposta di delibera (prova ne è la partecipazione alla gara per l’acquisto dell’azienda dalla procedura fallimentare), in assenza dei necessari atti di indirizzo e della formale sottoscrizione del contratto di servizio (pur se quest’ultimo già approvato dal consiglio comunale con delibera 107 del 28 dicembre 2017); tutte le iniziative dell’Abc, compreso l’assunzione del servizio dal primo gennaio, risultano effettuate in totale assenza degli obbligatori atti di indirizzo del Consiglio comunale.

Il campo minato segnalato dal Collegio, sul quale Comune e Abc si starebbero muovendo, ha spinto gli stessi revisori a segnalare, pochi giorni fa, l’assenza della nomina del comitato di sorveglianza, organo previsto dall’articolo 38 dello statuto e la necessità di un approfondimento sul Piano programma – da approvare e contenuto nella proposta di delibera sotto esame – ove viene specificato che l’impatto finanziario reale del Bilancio del Comune risulta quello riportato nel Pef.

Ce n’è abbastanza per l’opposizione per tirare il freno a mano prima che l’Abc imbocchi una discesa pericolosa per la stabilità dei conti del Comune e per il bene dei cittadini di il cui rischio di un fallimento politico del progetto, come ha sottolineato l’altro giorno l’assessore al Bilancio Giulio Capirci pur stimandolo pari a zero, si rifletterebbe con i costi in bolletta. Una specifica per segnalare che il Comune in caso di maggiori spese prodotte dall’Abc vedrebbe i conti salvi grazie agli aumenti in bolletta a carico degli utenti. Una verità spettrale che fa il paio con il fatto che le aziende speciali, come l’Abc, non falliscono perché eventuali buchi li paga il Comune. Ma per Latina Bene Comune queste malaugurate ipotesi sono solo teoriche perché l’Abc è l’azienda dei beni comuni di Latina, basata sulla partecipazione di tutti i cittadini il cui funzionamento dipenderà da tutti e dal rispetto delle nuove regole di un servizio che punta alla differenziata spinta e al riuso dei rifiuto-risorsa che consentirà l’azzeramento dei costi di smaltimento. Un progetto così per Capirci, per Lessio, per il sindaco Damiano Coletta, per Latina Bene Comune non può fallire. E l’Anac, il Collegio dei revisori, il senatore Gasparri e pure la Riforma Madia diventano polvere.

Le argomentazioni che spingono oggi l’opposizione a richiedere la convocazione del Consiglio comunale sono state oggetto l’altro ieri di un’apposita conferenza stampa indetta dalla maggioranza. Su ogni criticità sono state fornite spiegazioni. La valutazione della convenienza economica dell’operazione Abc, per la giunta di Coletta e del segretario generale dell’ente, Rosa Iovinella, che è stata anche coordinatrice dell’unità di progetto per l’istituzione dell’azienda speciale, è contenuta già nella relazione ex articolo 34 allegata alla deliberazione di Consiglio comunale dell’8 agosto 2017. La legittimazione della costituzione dell’Abc e delle assunzioni del personale della fallita Latina Ambiente, per la maggioranza, sono desumibili dai pareri forniti dai professori Alberto Lucarelli e Arturo Marasca. L’acquisizione del ramo d’azienda della Latina Ambiente da parte dell’Abc senza indicazione del Consiglio comunale, sempre secondo la maggioranza, non farebbe testo perché atto di gestione non rientrante nelle competenze dell’assise civica. Quindi tutto regolare, anche l’avvio del servizio autorizzato nelle more della stipula del contratto. Queste in sintesi le posizioni espresse nel corso della conferenza stampa.

Ma per l’opposizione una conferenza stampa non può bastare ad allisciare gli spigoli sollevati dai competenti organi (Anac e Collegio dei revisori dei Conti); l’importanza e la delicatezza dei temi alle base dei rilievi mossi, per i gruppi di minoranza, impone di ricondurre il dibattito nelle sedi istituzionali di Consiglio e apposite commissioni.

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