Marchiella sul Goretti “intasato”: “Puntiamo sui medici di base e sulle strutture del territorio”

Negli ultimi tempi critiche, rabbia e condanne sembrano piovere dal cielo in merito alla disastrosa situazione del pronto soccorso del Goretti di Latina. Si invocano interventi, si presentano esposti, si infierisce nel descrivere casi di incertezza, sporcizia e promiscuità vissuti quotidianamente dagli utenti. Gli interminabili tempi d’attesa sono la nota più dolente di una struttura a dir poco sovraffollata. Servono però delle proposte concrete e fattibili, che portino a quelle soluzioni che l’attuale gestione non è riuscita ad individuare. Di questo avviso è Andrea Marchiella, consigliere comunale nel capoluogo e candidato al consiglio regionale nella lista di Fratelli d’Italia: “Il dato di fatto è che sono stati tagliati i posti letto ma non sono state create delle alternative. Il Goretti dovrebbe essere un Dea di secondo livello a tutti gli effetti, ma per ottenere una riduzione degli accessi andrebbe supportato dalle strutture sanitarie presenti sul territorio. E’ proprio questo il passaggio che non si è riusciti a cogliere negli ultimi anni, a differenza di quanto hanno fatto alcune Regioni virtuose: i codici bianchi e verdi e i pazienti con patologie croniche rappresentano l’80% dell’utenza e andrebbero gestiti dai medici di base, dall’assistenza domiciliare, dalle Case della Salute. La nostra idea di riorganizzazione parte allora da una piena sinergia tra i vari operatori e tra le svariate entità territoriali: riattiviamo gli ambulatori in provincia e nei piccoli centri, e allo stesso tempo consegniamo ai medici un nuovo ruolo, con la preziosa funzione di filtrare e indirizzare i singoli casi”.

COME RIDURRE LE LISTE D’ATTESA

L’obbiettivo primario di Marchiella è quindi la riduzione delle liste d’attesa, realizzabile diminuendo il ricorso alla cosiddetta medicina difensiva: è la tendenza a ricorrere a servizi diagnostici e terapeutici spesso non necessari, pur di evitare responsabilità sulle cure mediche prestate. E’così che si intasa il pronto soccorso, ed è così che si costringe ad aspettare per mesi chi ha realmente bisogno di una tac o di analisi specifiche. Altro nodo cruciale sono i lunghi tempi di degenza ospedaliera: “Vanno abbattuti con le tecnologie e con l’ottimizzazione delle risorse, facendo leva su strutture accreditate che consentirebbero di liberare posti letto nel nosocomio centrale, riducendo il carico di lavoro per un personale chiamato attualmente a compiere miracoli”.

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