The Shape of Water – La forma dell’acqua, un inno all’amore, alla diversità e al Cinema

Carla Amici PD Elezioni 2018

Il padre delle creature cinematografiche del XXI secolo, il regista Guillermo Del Toro, torna in sala con il suo nuovo film, The Shape of Water. Reduce dal Leone d’Oro vinto alla scorsa edizione del Festival di Venezia e dalle 13 nomination ai premi Oscar, il film di Del Toro è un’incantevole favola attraverso la quale il regista rilegge la nostra società, presentandoci le sue contraddizioni ma anche le sue meraviglie.

Siamo nel 1962, in piena Guerra Fredda. L’addetta alle pulizie Elisa (Sally Hawkins), a causa del suo mutismo, si sente intrappolata in un mondo di silenzio e solitudine. Incaricata di ripulire un laboratorio segreto insieme alla collega Zelda (Octavia Spencer), la donna si imbatte per caso in un pericoloso esperimento governativo: una creatura squamosa dall’aspetto umanoide. Elisa si avvicina sempre di più alla creatura, costruendo con lui una tenera complicità che farà seriamente preoccupare i suoi superiori.

The Shape of Water è già considerato come il miglior film di Del Toro, teoria che egli stesso sostiene. L’impegno e l’amore che il regista ha dedicato alla realizzazione di questo nuovo lungometraggio è tangibile in ogni scena, in ogni inquadratura, in ogni dettaglio curato alla maniacalità. Rielaborando la storia de Il mostro della laguna nera, film del 1954 diretto da Jack Arnold, Del Toro ne propone una sua originale e personalissima versione. Con la sceneggiatura scritta insieme a Vanessa Taylor (autrice di alcuni episodi de Il Trono di Spade), Del Toro lavora ad una trama classica che però indirettamente nasconde più di quello che sembra. Attraverso il fantasy egli riesce a parlarci di molto più che una storia d’amore, e ci regala uno sguardo lucido su quella che per lui è “la forma dell’amore”, che pervade l’intero film. È tuttavia un amore decisamente non convenzionale, come non convenzionali sono i suoi personaggi. Creature a loro volta, che pur nell’emarginazione riescono a trovare la forza di lottare per la loro dignità.

Del Toro riversa in quest’opera tutto il suo amore per il cinema, con omaggi ai suoi maestri e a sé stesso. In The Shape of Water infatti il regista rielabora l’intera sua esperienza cinematografica, arrivando ad una poesia visiva straordinaria. Egli costruisce un intreccio straordinario tra realtà e fantastico, attraverso il quale può dar sfogo alla sua fantasia e regalarci immagini di grande impatto che svelano sentimenti sinceri, capaci di far commuovere lo spettatore che vorrà aprirsi a quest’opera. Naturalmente per riuscirci Del Toro si avvale di collaboratori che sposano la sua visione e la fanno propria. Troviamo così il premio Oscar Alexander Desplat che firma una colonna sonora dallo stile francese che per sonorità sembra provenire dal fondo dell’oceano. Il direttore della fotografia Dan Laustsen, che esalta i toni azzurri e verdi per costruire un’atmosfera perfetta per il film, e contribuendo così a dare ulteriore pregio al tono generale del lungometraggio. Costumi, trucco, e scenografie infine permettono allo spettatore di entrare attivamente nel mondo ideato dal regista messicano, con una grande cura anche nei più piccoli dettagli.

Infine, per dar volto ai suoi personaggi, il regista messicano chiama intorno a sé eccezionali interpreti. Sally Hawkins, nominata all’Oscar per il ruolo di Elisa, la “principessa senza voce”, è straordinaria nel recitare esclusivamente con il corpo, con le mani, con il volto e con gli occhi. Senza che dica una parola noi siamo in grado di comprendere cosa pensa e cosa prova solo guardando i suoi occhi, di un’intensità sbalorditiva. Octavia Spencer, Richard Jenkins e Michael Shannon non sono da meno, e regalano interpretazioni intense che ci svelano i personaggi sotto diversi punti di vista. Non bisogna dimenticarsi poi di Doug Jones, attore feticcio del regista, che come sempre è chiamato ad interpretare il ruolo della creatura. La sua silenziosa performance soddisfa anche qui le aspettative, e consegna un nuovo potente e convincente “mostro” al cinema e allo spettatore.

Tanti i temi affrontati dall’autore in questo suo film, su cui tutti spiccano le riflessioni sull’amore, la diversità. In tempi in cui questi due concetti vengono sempre più bistrattati, Del Toro vuole ricordarci la loro importanza. Ciò che sorprende di questo suo nuovo film è la sincerità e l’umiltà con cui il regista ce ne parla, conferendo al tutto una delicatezza che non ci si aspetterebbe. Con The Shape of Water Del Toro opera muovendosi attraverso più generi, dalla storia d’amore al fantasy, dall’horror al musical, tutti sbalorditivamente intrecciati tra loro, e dando così vita al proprio personalissimo atto d’amore verso il cinema. Il risultato è finalmente egli sembra venir riconosciuto a livello mondiale come uno degli autori più interessanti di questi anni, trovando in questa nuova opera la summa di tutto il suo instancabile lavoro.

The Shape of Water, diretto da Guillermo Del Toro con Sally Hawkins, Doug Jones, Octavia Spencer, Richard Jenkins, Michael Shannon, è in sala dal 14 febbraio nei cinema di Latina (Corso Multisala, Oxer), Aprilia (Multiplex Village Cinemas), Formia (Del Mare Multisala) e Terracina (Rio Multisala).

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