Latina, il Comune promuove i corsi di italiano per stranieri e dimentica il Cpia: sensibilità a intermittenza

Cristina Leggio

Gaffe del Comune di Latina sui corsi di italiano per stranieri. La segnalazione arriva dal Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti, più noto con la sigla Cpia, istituzione Scolastica Statale della Repubblica italiana operante anche a Latina, ed è quasi scontro istituzionale. Al centro della vicenda il progetto “Do you speak italian?”, inserito tra gli interventi immateriali del programma “Latina anche città di mare” e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con un contributo complessivo di 18 milioni di
euro.

In una nota piccata, lo staff del Cpia 9 di Latina afferma che il progetto del Comune di Latina prepara gli stranieri agli esami Celi dell’Università per stranieri di Perugia al fine della certificazione A2 e che “la stessa attività viene svolta quotidianamente e da anni al Cpia, che peraltro rilascia il certificato A2 valido ai fini del conseguimento del permesso di lungo soggiorno.

“Apprendiamo – si legge nel comunicato su carta intestata Miur – ufficio scolastico regionale per il Lazio, centro Cipia 9 – che il progetto prevede la realizzazione di corsi di italiano per stranieri e che verranno attivati 10 corsi che si terranno presso l’Istituto Superiore Vittorio Veneto e presso l’Istituto Comprensivo Vito Fabiano a Borgo Sabotino. Apprendiamo inoltre che le locandine e le informazioni sono state tradotte in 9 lingue e diffuse in modo capillare sul territorio e che, come recita la stessa locandina, il corso preparerà gli allievi a sostenere gli esami Celi dell’Università per Stranieri di Perugia. Come Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Latina- Istituzione Scolastica Statale della Repubblica italiana – non possiamo che essere favorevoli all’iniziativa, anche e soprattutto riguardo ai corsi che si terranno a Borgo Sabotino, ben consapevoli dell’importanza del decentramento a fronte di un’utenza che spesso ha difficoltà di trasporto. Inoltre non possiamo che essere favorevoli in quanto siamo sicuri che si creerà un indotto che favorirà anche la crescita, in termini di iscritti, nella nostra scuola”. Ma…

“L’assessora alla Città Internazionale e Partecipazione Cristina Leggio – prosegue la nota – ha perfettamente ragione quando sostiene che ‘le difficoltà di comunicazione rappresentano senza dubbio uno dei primi ostacoli che un cittadino straniero incontra nel suo percorso di integrazione nella nostra città ed è dunque di indiscutibile utilità promuovere percorsi di apprendimento della lingua italiana’. Quello che ci riesce difficile da capire è che il Comune di Latina, a fronte di tanta premura per ‘promuovere un percorso reale di inclusione ed emancipazione’, non riesca a trovare una soluzione per dare una sede o dei locali idonei al Cpia, cioè a quell’istituzione che in maniera permanente – e non grazie a un finanziamento limitato nel tempo – si occupa di alfabetizzazione degli stranieri e di istruzione degli adulti”.

Il problema della sede e delle aule

L’affondo del Cpia 9 non è concluso. Lo staff, infatti lamenta il fatto che “da tre anni ormai la questione (quella della sede, ndr) rimbalza da un ufficio all’altro”. E aggiunge: “Il colloquio con l’assessora Antonella Di Muro, che ringraziamo per la sensibilità dimostrata fin dal primo giorno del suo mandato, è quasi quotidiano. Di recente, inoltre, se ne sta occupando anche l’assessore Emilio Ranieri che ringraziamo sinceramente per averci mostrato grande attenzione appena nominato. In tutto ciò siamo allocati presso l’Istituto comprensivo Volta, quindi con tutte le limitazioni che possono riguardare la convivenza di due popolazioni scolastiche così differenti, a iniziare dalla fascia d’età interessata. Possiamo utilizzare le aule solo nel pomeriggio, rinunciando così a un’utenza che potrebbe frequentare solo la mattina. Non possiamo allestire le aule come sarebbe opportuno nell’insegnamento di una L2, specie quando molti corsisti arrivano da lingue scritte con caratteri diversi. Non abbiamo spazi idonei per proporre un cineforum, o qualsiasi attività extracurriculare. Abbiamo dovuto passare l’estate 2016 temperature elevate negli uffici amministrativi, stiamo passando l’inverno con le continue infiltrazioni (dobbiamo dare atto della solerzia dei tecnici del Comune, che hanno potuto tamponare, ma non certo fare miracoli)”.

Le attività del Cpia

Il Cpia è una scuola del Miur, rivendica lo staff di Latina, con insegnanti statali, molti di
ruolo, altri con incarichi annuali. “Inoltre – si legge ancora nella nota – pur non essendo un istituto comprensivo, siamo come un istituto comprensivo, nel senso che il Comune ha nei nostri confronti gli stessi oneri che ha verso gli istituti comprensivi. Ci preme peraltro ricordare che gli ‘esami CELI dell’Università per stranieri di Perugia’ sono
promossi anche dal Cpia e che il livello A2, qualora richiesto ai soli fini e come credito del permesso di lungo soggiorno, si può ottenere comodamente a Latina frequentando i corsi del Cpia – in quanto l’Istituto, per ordinamento, a ciò è preposto – oppure completando, sempre presso il Cpia, il percorso formativo compiuto all’esterno del Centro con il 20% di attività e conseguente esame. Si può parimenti ottenere frequentando i corsi PRILS del Fami – Fondo asilo migrazione e integrazione – gestiti sempre dal Cpia (attualmente si sta tenendo un corso Pre A1 a Le Ferriere, un corso A2 sempre a Le Ferriere, un corso B1 presso la sede della Latina Formazione e Lavoro, mentre due corsi A1 sono in partenza
rispettivamente a Le Ferriere e a Roccagorga). Si può inoltre ottenere superando il test della Prefettura, la cui erogazione è demandata allo stesso Cpia”.

La polemica

“Sicuramente capiamo la posizione dell’assessora Leggio – conclude la nota -, ben sapendo come i fondi siano spesso vincolati allo svolgimento di determinate attività, altrimenti tornano indietro. E quindi capiamo e condividiamo l’esigenza di impiegarli, anche con una certa sollecitudine. Parimenti vorremmo essere capiti anche noi, cosa di cui siamo fiduciosi, considerata la sensibilità dimostrata nel promuovere l’iniziativa ‘Do you speak italian?”

 

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