Impianto bio-metano a Latina Scalo, anche il Wwf Laziale si oppone al progetto. Ecco perché

Franca Maragoni

E’ prevista per il pomeriggio di oggi la commissione Trasparenza del Comune di Latina sull’iter seguito per il progetto Recall relativo alla realizzazioni di un impianto di trattamento dei rifiuti organici per la produzione di bio-metano allo Scalo. Prevista l’audizione di tecnici. Ma intanto, mentre i cittadini della zona preoccupati per le eventuali ricadute sull’ambiente e sulla salute tentano la via dell’accesso agli atti, il Wwf Gruppo Litorale Laziale presieduto da Franca Maragoni si dichiara contrario al progetto e chiede all’amministrazione comunale di Latina di ponderare attentamente tutti gli elementi e di negare l’autorizzazione al richiedente. Il Wwf laziale in una dettagliata nota, oltre ad esporre, gli elementi che appunto chiede al Comune di ponderare con attenzione, precisa che l’associazione ambientalista non si oppone in maniera acritica e ideologica ad una centrale che usi o produca combustibile alternativo a quello di origine fossile, “anzi ha sempre sostenuto il passaggio alle fonti rinnovabili assimilando ad esse anche il risparmio e l’efficienza energetica; questi impianti hanno un senso se piccoli, annessi e funzionali ad aziende agricole che in questo modo, cioè utilizzando i residui dell’attività agricola, potrebbero rappresentare un sistema di produzione di biocombustibile a Km 0…”.

Di seguito la versione integrale del documento del Wwf a firma di Franca Maragoni.

Stiamo seguendo da tempo le vicende legate alla realizzazione a Latina Scalo di un impianto di trattamento dei rifiuti organici per la produzione di biometano. La struttura sorgerà in via delle Industrie, nei pressi del Canale delle Acque Medie, dove dovrebbe nascere il “Sentiero della Bonifica” sicuramente opera meritoria di valorizzazione del territorio; un territorio, quello di queste zone non solo ricco di bellezze naturalistiche e storiche di alto valore e pregio paesaggistico, ma vicino ad uno dei siti più noti al mondo per biodiversità come il Giardino di Ninfa.

La stessa zona destinata al progetto tuttavia sorge vicino ad un’azienda soggetta alla direttiva Seveso e con il lato nord confina con il Canale delle Acque Medie. Proprio su questo la Provincia fa osservare che “L’intervento ricade in ambito sottoposto a tutela per la presenza di potenziali condizioni di pericolo di inondazione” classificando l’area come “Area di Attenzione Idraulica”, individuata dal Piano di Stralcio per l’Assetto Idrogeologico.

Nonostante le peculiarità naturalistiche, la zona, dove si trova un insediamento abitativo sulla cui presenza la Provincia si è espressa con prescrizioni (la numero 22 recita “Comune di Latina Settore Ambiente e Protezione Civile nota prot. n. 159431 del 23.11.2017, avente come oggetto: osservazioni inerenti la mitigazione dell’impatto verso il recettore limitrofo all’impianto costituito dal piccolo nucleo con abitazioni presenti lungo il confine ovest”) è già gravata da altri impianti simili e vi si trova un’azienda soggetta alla Direttiva Seveso.

Inoltre, data la massa di F.O.R.S.U. che si prevede venga utilizzata, 35.000 tonnellate, si
presume che ci sia un traffico non indifferente sulle strade per arrivare all’impianto con notevoli emissioni di CO2 in atmosfera. Inoltre secondo il documento tecnico fornito dall’Arpa Lazio DT 01/16 la qualità dell’aria di Latina Scalo non è ottimale con lo sforamento di 15 giorni dei limiti delle pm10 e 16 giorni per le pm2,5, e l’azienda non è a 0 emissioni, presenta, infatti, 3 camini uno di 7 metri, uno di 10 e uno di 2. Quindi le emissioni dell’azienda si sommeranno a quelle del traffico veicolare peggiorando notevolmente la qualità dell’aria di Latina Scalo tutto a discapito della qualità di vita e della salute dei cittadini.

Tutto questo in un area sì classificata come industriale ma che confina con aree agricole
coltivate e come si diceva prima con il sito dei Giardini di Ninfa dichiarato ZPS (zona a protezione speciale) e SIC (sito di interesse comunitario).

Quindi, analizzando il contesto territoriale nel quale l’impianto dovrebbe nascere e le
caratteristiche tecniche dell’impianto ci sentiamo, senza dubbio, di essere contrari a questa
realizzazione.

Ci preme sottolineare che il WWF non si oppone in maniera acritica e ideologica ad una
centrale che usi o produca combustibile alternativo a quello di origine fossile, anzi ha sempre sostenuto il passaggio alle fonti rinnovabili assimilando ad esse anche il risparmio e l’efficienza energetica; questi impianti hanno un senso se piccoli, annessi e funzionali ad aziende agricole che in questo modo, cioè utilizzando i residui dell’attività agricola, potrebbero rappresentare un sistema di produzione di biocombustibile a Km 0. Non ci troviamo però assolutamente d’accordo con quanto vuole farci credere l’azienda interessata che un impianto di quelle dimensioni non sia dannoso per la salute umana e per l’ambiente e rappresenti anzi il futuro della corretta gestione dei rifiuti.

Riteniamo ingiustificata, questa espansione del mercato dell’energia finalizzata
esclusivamente al profitto che non si adegua alle necessità, ma sovradimensionandosi (si produce molta più energia di quanta ne servirebbe) comporta un consumo eccessivo di territorio e di risorse fino a far nascere, nel caso dell’uso di biomasse, una competizione tra il territorio per l’energia e territorio per il cibo. In provincia di Latina è plateale questa tendenza dell’imprenditoria del settore con i progetti delle centrali a turbogas di Aprilia e di Pontinia e, in quest’ultima città, di una centrale a biomasse.

Un corretto approccio alla questione dei rifiuti passa innanzi tutto per la riduzione degli stessi, il riuso, una accurata separazione delle frazioni (raccolta differenziata spinta) da reinmettere nel ciclo delle merci per ridurre il prelievo delle risorse naturali e in questa logica l’organico deve prendere la via del compostaggio. Non va dimenticato che le vere fonti energetiche rinnovabili sono altre, primo tra tutte il solare.

Ribadiamo quindi la richiesta all’amministrazione comunale di Latina di ponderare
attentamente gli elementi e negare la realizzazione di tale impianto.

Il Presidente del WWF Litorale Laziale
Franca Maragoni

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