Barbato cercò di salvaguardare la partecipazione in Ecoambiente. La Lega su fallimento Latina Ambiente

Matteo Adinolfi, consigliere comunale della Lega

Sulla questione Ecoambiente torna di attualità la delibera del commissario straordinario del Comune di Latina, assunta il 3 luglio 2015 con i poteri del Consiglio comunale. A meno di un mese dal suo insediamento, il prefetto Giacomo Barbato aveva adottato un atto di indirizzo finalizzato alla proroga della vita sociale della Latina Ambiente, unitamente ad una proroga della convenzione di affidamento dei servizi, almeno fino al 30 giugno 2017 (mesi diciotto), in modo da preservare la continuità aziendale, anche al fine di garantire il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, consentire la chiusura dell’esercizio finanziario della Società e l’approvazione degli atti di bilancio oltre che “salvaguardare il valore della partecipazione posseduta dalla Latina Ambiente spa nella società Ecoambiente srl”.

“L’esigenza di salvaguardia del patrimonio pubblico – si legge nella delibera 29/2015 del commissario prefettizio – assume senza alcun dubbio valore strategico per quest’organo e la decisione in merito al mantenimento della propria partecipazione nella società titolare del sito di conferimento dei rifiuti necessita di particolare attenzione e quindi richiede l’acquisizione di conoscenza certa e reale dei dati tecnici, economici e finanziari per la migliore valorizzazione della partecipazione stessa”.

Barbato, nel corso della sua permanenza in piazza del Popolo, per salvare la Latina Ambiente e quindi anche la sua partecipazione nella società titolare della discarica di Borgo Montello, aveva anche cercato di stoppare la richiesta di fallimento – marzo 2016 – della partecipata del Comune perseguendo la via del concordato, la cui richiesta di ammissione risale a maggio 2016.

Venerdì scorso, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Damiano Coletta ha dichiarato che “in base alla legge la non approvazione dei bilanci societari (quelli del 2014 e 2015, ndr) è già di per sé fatto obbligatorio per portare i libri in Tribunale”. Un’affermazione che non ha convito affatto il consigliere di opposizione Matteo Adinolfi della Lega: “Ad oggi – spiega Adinolfi – se tutti avessero fatto il loro dovere, come bene ha fatto il commissario Barbato perseguendo il concordato, la partecipazione in Ecoambiente della Latina Ambiente non sarebbe finita all’asta. Affermare che la mancata approvazione dei bilanci societari costituisca necessariamente il viatico per il fallimento non solo non è corretto, ma significa dire che il prefetto Barbato sarebbe andato contro legge. Un’affermazione pesante da parte dell’amministrazione Coletta alla quale ricordo che l’azione di responsabilità per il fallimento della Latina Ambiente, che spetta alla curatela richiederla alla Procura, ancora non sappiamo se sia partita o meno. Sicuramente andrà ad interessare qualcuno del passato, ma fossi in maggioranza non dormirei sogni tranquilli. Già sappiamo infatti che la curatela ha chiesto al Comune il pagamento di svariati milioni di euro per i servizi offerti dalla Latina Ambiente. Il che significa che quello che il Comune finora non ha riconosciuto alla Latina Ambiente potrebbe essere obbligato a pagarlo attraverso decreti ingiuntivi”.

Prima di andare via da Latina, Barbato comunque aveva deliberato anche in favore della gara europea per l’affidamento del servizio di igiene urbana in vista dell’estensione della vita della Latina Ambiente e in attuazione dell’ultimo atto di Consiglio per il quale era caduta l’amministrazione Di Giorgi. “Barbato era stato molto previdente”, commenta Adinolfi. “Bisogna ricordare all’amministrazione Coletta, rimasta inerte rispetto alla richiesta di fallimento della Latina Ambiente, che se avesse perseguito il concordato a quest’ora avrebbe potuto portare avanti il progetto dell’in house trasformando la Latina Ambiente eventualmente risanata e invece ha riacquistato al fallimento i mezzi acquisendo anche la dotazione del personale. Ad oggi continuano ad operare i dipendenti della fallita società con gli stessi mezzi. Tutto è rimasto tale e quale solo che il contenitore non si chiama più Latina Ambiente ma Abc, mentre la partecipazione di Ecoambiente è stata provvisoriamente aggiudicata da un privato e sono in arrivo decreti ingiuntivi per svariati milioni di euro”.

La delibera del commissario prima, poi la dichiarazione del curatore fallimentare nel corso della commissione Trasparenza del 6 aprile 2017, “Come curatela dobbiamo fare in modo di ricavarne il più possibile. Oggi siamo nella condizione che Ecoambiente potrebbe diventare al 100% privata” (qui tra gli audio quello relativo all’intero passaggio di Lorenzo Palmerini sulla Ecoambiente), ed infine l’offerta di 2,5 milioni di euro da parte della Paguro per l’acquisto all’asta delle partecipazione azionaria della Latina Ambiente in Ecoambiente, sembrano non confermare quanto sempre dichiarato dall’assessore all’Ambiente Roberto Lessio, ovvero che la discarica di Borgo Montello non sarebbe mai stata più riaperta. Una “verità”, quella di Lessio, condivisa dall’intera amministrazione Coletta che appena venerdì scorso ha detto di non conoscere “le ragioni per le quali l’imprenditore Fabio Altissimi abbia deciso di spendere 2,5 milioni di euro per acquistare le quote di maggioranza di una società che, allo stato attuale, è priva di futuro, se non per le attività di post-gestione”. Staremo a vedere. Certo è che il valore economico della discarica non è stato trascurato né dal commissario Barbato né dalla curatela fallimentare della Latina Ambiente che si è avvalsa della perizia dello studio Alaia né dall’imprenditore Altissimo che se la vuole comprare.

Giacomo Barbato

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