Latina si converte al biometano. Prossimo incontro allo Scalo

Biometano sì, biometano no. Alla fine il convegno organizzato dal Comune di Latina sul tema del biometano si trasforma in un trionfo per le nuove tecnologie al servizio delle fonti rinnovabili. Forse conoscendo il territorio della provincia pontina poteva sembrare quasi scontato l’esito del convegno dal titolo “Biometano – Tecnologia e Sicurezza: incontro tra Politica e Ricerca”, dato che la prima centrale atomica italiana (e seconda d’Europa) nacque proprio qui, alla periferia del capoluogo pontino. Comunque, è stata un’assemblea partecipata quella che si è svolta ieri nella sala De Pasquale presso il Comune di Latina, con molte figure di livello che hanno cercato di “informare nel modo più corretto possibile, “senza cadere nelle trappole dei social e del web” ha precisato il sindaco Damiano Coletta nell’apertura, un chiaro riferimento con molta probabilità alla querelle che è nata attorno alla prossima realizzazione su area industriale a Latina Scalo di un impianto a biometano. Tant’è che si è dibattuto sul biometano ricavato dalla frazione organica, la cosiddetta Forsu, la forza propulsiva proprio dell’azienda Recall, che vorrebbe realizzare l’impianto a Latina Scalo.

E’ vero che gli animi si sono scaldati alla fine del convegno, quando cioè il Comitato No Biogas di Latina Scalo ha cercato di prendere la parola, ammansito però dalla promessa del primo cittadino di organizzare a breve un incontro in loco; fino ad allora gli interventi erano filati lisci, con spiegazioni, illustrazioni, proiezioni da parte dei qualificati relatori. Anche il dottor Pasquale Milo, presidente dell’Isde, è stato meno battagliero del solito, su una posizione più neutra, ammonendo da pericoli generici che questi impianti possono provocare, con un sollecito intervento per vigilare da parte degli enti preposti, come l’Arpa.

Eppure il leitmotiv è stato sempre il medesimo: va ridotta l’anidride carbonica e contestualmente produrre energia dalle fonti rinnovabili cercando di ridurre in automatico quelle fossili. E allora che cos’è il biometano? Valerio Paolini del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) lo ha spiegato, ha specificato che si ricava non solo dalla frazione organica ma anche dalle acque reflue, dalle deiezioni animali, dalle biomasse e dagli scarti delle industrie alimentari. Eccolo, il cerchio perfetto dell’economia circolare applicata al rifiuto: da questi rifiuti si ricava energia, poi compost, ricco di fosforo e azoto, che viene risomministrato al terreno, che produce frutti e così via.

Maurizio Petruccioli, docente presso l’Università degli studi della Tuscia, ha salutato la green economomy e le bioraffinerie come la soluzione finale, dove non esistono controindicazioni di sorta, sottolineando che il biometano alla fine è l’idrocarburo più pulito, scansando anche quei pericoli come il percolato prodotto (“è pari allo zero” ha detto, mentre ha rassicurato che durante il processo della digestione anaerobica si escludono microrganismi dannosi). Concetti a più riprese ribaditi da Nicola Colonna, ricercatore presso l’Enea, che ha affrontato le prospettive degli impianti a biometano oggi in Italia, un Paese a suo dire tecnologicamente avanzato, che dovrebbe però accelerare il gap esistente oggi tra Nord e Sud, considerato che gli impianti insistono soltanto da Roma in su.

La chiusura degli interventi è spettata ad Alessandro Corsini, che ha a Latina la cattedra di ingegneria: l’accademico è stato chiaro nel suo intervento, manifestando un’ampia apertura per le nuove tecnologie se non sono impattanti nei confronti dell’ambiente e provocando in parte anche il pubblico (“siete mai stati in una discarica? Sapete qual è oggi il ciclo dei rifiuti?” alludendo chiaramente al business delle discariche che hanno portato al collasso il sistema della raccolta e del conferimento dei rifiuti stessi) fino a snocciolare dati quasi convincenti: la Forsu prodotta diventa biometano per auto e camion, diminuendo l’inquinamento atmosferico e creando energia vera dal rifiuto.

Poi, la bagarre verbale e la promessa di un incontro direttamente nel territorio che non dorme sonni tranquilli.

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