Latina, il territorio in rete per contrastare l’autismo

Giorgio Casati

Cura e inclusione sociale sono l’obiettivo del progetto pilota “Educautismo”, che sarà illustrato oggi presso l’Istituto Superiore di Sanità a Roma, nell’ambito del Convegno Counseling familiare e scolastico per i disturbi dello spettro autistico. Modello integrato di formazione tra sanità scuola e famiglia. Scuola, Sanità e Famiglia sono infatti insieme in un progetto per i bambini con i disturbi dello spettro autistico che vede la collaborazione tra l’Istituto Superiore di Sanità, la ASL di Latina e il Centro per la Pastorale Familiare del Vicariato di Roma.
L’iniziativa coinvolge sul territorio di Latina 11 istituti comprensivi e diverse associazioni di familiari e pazienti che saranno formati da un team specializzato di operatori sanitari proveniente dalla ASL e dalle Associazioni di pazienti che, oltre sensibilizzare sui temi dell’autismo la comunità fornirà ai docenti e ai familiari tecniche per contrastare le difficoltà scolastiche e di inclusione sociale di cui soffrono i bambini colpiti dalla patologia. Sarà utilizzata la metodologia Behavior Skill Training che permette un apprendimento facilitato di
tecniche di comunicazione e di interazione con la persona autistica anche ai non esperti
Una vera e propria rete che percorre l’intero percorso di vita individuale e sociale attraversando tutti i momenti educativi, a partire dagli insegnanti curriculari di sostegno e coinvolgendo anche la formazione religiosa e parrocchiale per sensibilizzare sull’autismo e sostenere i bambini con disturbi dello spettro autistico nell’intera comunità.
“Abbiamo contribuito alla validazione di questo progetto partecipando anche alla formazione degli operatori e degli insegnanti poiché riteniamo che questo modello presenti caratteristiche di sostenibilità importanti che vorremmo estendere su più larga scala – afferma Aldina Venerosi, Ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità – Il coinvolgimento di un’intera rete attraverso una partecipazione sinergica ci permette di utilizzare risorse già presenti nella scuola e nel territorio per rispondere ai bisogni complessi che impone questo tipo di patologia. Inoltre questi modelli applicati nel quotidiano, e non in ambienti specialistici o separati, rendono tutta la comunità più preparata a interagire con il bambino permettendogli di aumentare le sue opportunità di apprendimento e le sue possibilità di inclusione sociale”.
A sostenere il percorso, soprattutto sul versante della famiglia, anche il contributo della Diocesi attraverso il Centro per la Pastorale della Famiglia che nel progetto ha deciso di coinvolgere parrocchie, associazioni di settore e animatori volontari: “Proprio per supportare le famiglie abbiamo pensato di utilizzare molte delle figure che collaborano con noi e agiscono nelle comunità educative – spiega Mons. Andrea Manto – entreranno nel percorso formativo anch’essi. Con il nostro contributo vogliamo sottolineare il valore
dell’accoglienza e di una presa in carico in continuità tra scuola famiglia e oratorio. L’intenzione è quella – conclude – che con la nostra opera di formazione si favorisca un’apertura per l’accoglienza umana e l’inclusione sociale di questa problematica in modo da richiedere, nell’affrontarle, la partecipazione di tutti”.
Progettazione di programmi di formazione e di lavoro cooperativo trasversale tra sanità, scuola, e famiglia, per sostenere progetti di presa in carico integrata tra gli ambienti di vita sono da tempo in atto nel territorio pontino “la definizione a livello territoriale di un percorso sanitario per l’assistenza integrata in rete rivolta alle persone con autismo con tutti gli attori coinvolti – afferma Giorgio Casati, Direttore Generale dell’ASL di Latina – è ormai divenuta un’esigenza prioritaria che permette di superare la frammentarietà degli interventi per un’efficace, appropriata e sostenibile azione di governance”.

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