Largo Peppino Impastato, la cerimonia di intitolazione con le video-interviste di Tele In

La lapide dedicata a Peppino Impastato

“La mafia siamo noi quando ci rassegniamo, quando consentiamo ad altri la violenza del non rispetto del diritto”. Così oggi il sindaco di Latina Damiano Coletta nel corso della cerimonia di intitolazione del piazzale delle ex autolinee a Peppino Impastato. Hanno preso parte all’iniziativa, celebrata nel 40° anniversario della morte de uno dei simboli più forti della cultura antimafia del nostro Paese coincidente con la drammatica fine dello statista Aldo Moro, anche gli studenti della scuola Tasso e del liceo Alighieri. Presente Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza della Regione Lazio: “Sono molto contento – ha detto – di essere qui oggi, per questa intitolazione che è testimonianza dell’impegno quotidiano affinché in questa città si affermi sempre più la cultura della legalità e della responsabilità. Con gli occhi di oggi Impastato e Moro sono molto più vicini di quanto apparissero, nel senso che ognuno nella propria differenza e nel proprio ambiente culturale cercava il bene comune.” Coletta, sindaco di Latina, ha confermato l’impegno a mettere in cima a tutto la cultura della legalità ricordando le parole di Impastato: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”. Nel corso dell’evento (giunto al termine di una lunga storia) i militanti comunisti hanno effettuato un volantinaggio sul revisionismo storico: “Peppino Impastato fu vittima della mafia democristiana”, ha sottolineato Sergio Sciaudone nell’intervista realizzata da Ivan Eotvos che riproponiamo nel video di seguito. A seguire il volantino comunista.

L’intitolazione dell’ex piazzale delle Autolinee di Latina a Peppino Impastato nel giorno del quarantennale della sua scomparsa. La cerimonia, il valore della lotta alla mafia e il ricordo storico di una figura legata indissolubilmente alle vicende del nostro paese e alla figura di Aldo Moro. E c’è chi avrebbe voluto il riferimento sulla targa alla “mafia democristiana” mentre Giampiero Cioffredi dell’osservatorio delle mafie del Lazio dice: “Moro e Impastato erano due grandi italiani che volevano il bene comune”.

Pubblicato da Tele In – Notizie su mercoledì 9 maggio 2018

 

LE VOSTRE OPINIONI

commenti