Due anni di Latina bene comune, Coletta ammette pochi risultati ma rivendica un cambio di rotta: non mi sento frustrato

I due anni di Coletta sindaco iniziano da quel 75 per cento con cui la gente lo ha scelto. Lo avete fatto per cambiare questa città e noi la stiamo cambiando, rassicura lui. Certo ci sono delle criticità: l’erba è alta. Un concetto che ripete spesso a mò di ritornello ogni volta che elenca un progetto riuscito, parafrasando il mondo social abbastanza avverso a lui. Le buche, l’erba alta, sono cose che vedo anch’io e che vorrei non vedere. Le vedo ogni volta che esco di casa, ma so che posso muovermi solo adottando le regole…altrimenti avremmo potuto fare anche noi lo spacchettamento del verde. O no? Il riferimento è alla consiliatura di Di Giorgi. Lo dico prima io: il decoro è un punto negativo e mi prendo tutte le responsabilità. Sapete? Non ci vuole niente ad andare contro le regole e risolvere i problemi. Non noi però. Anche io pensavo di poter cambiare questa città in cinque minuti. Ma questo lo può pensare solo chi non conosce la macchina amministrativa. E elenca i problemi di cui si è tanto discusso. Delle suore che noi non volevamo cacciare, dei carri di carnevale non autorizzati, dello stadio che anche il commissario Barbato stava per chiudere, dei chioschi del lato rio martino: “Sono stato costretto ad andare in Questura quando ho capito che nessuno voleva accettare il primo posto. C’era un non so che, che non tornava”. E qualcosa ha prodotto se ora possiamo riaprirli. Poi c’è la querelle sulle aperture e chiusure da parte di privati cittadini e non, dei parchi pubblici. Aprire e chiudere i parchi vuol dire favorire qualcuno? Quando portavano via i condizionatori dall’ospedale perchè nessuno ha mai detto niente? Alza il tono di voce e partono gli applausi. Non ci meravigliamo allora se ogni tanto ci dobbiamo svegliare con gli elicotteri che ci volano sulla testa.

Mi hanno accusato quando parlavo di Sistema Latina… Hanno detto che esageravo. E’ un modo di dire il mio. Un modo per rappresentare una città non bonificata che però ha voluto rialzare la testa. Sorvola sull’atteggiamento dell’opposizione precisando solo…. quando un Sindaco parla bisogna stare zitti. La questione morale: vi annoierò fino all’ultimo giorno con questo mio pallino. Quando ero vicepresidente del Latina Calcio io mi sono vergognato a vedere certe scene e mi sono dimesso. Allude a Cha Cha e al comportamento nei confronti delle istituzioni.

Si, ma a Latina c’è l’erba alta, aggiunge sornione.

Abbiamo avuto venti anni di patologia amministrativa. Non certo per colpa dei dipendenti, che io ho apprezzato e spronato pubblicamente a lavorare con noi. Nelle politiche precedenti mancavano le regole e mancavano i regolamenti. Noi ne abbiamo approvati una ventina. Se non c’è il Regolamento, c’è la discrezionalità. E noi tutti abbiamo detto no a questo tipo di politica. Se la politica è condivisa dai cittadini, è una politica rivoluzionaria, afferma sempre più in un crescendo di tono. Snocciola dati su comandi e mobilità del personale. Parlano di fuga? E’ falso. Ho dirigenti che non dormono la notte tanto si sentono protagonisti del cambiamento.

Sì, però l’erba è alta…

Sorride lui e sorridono anche gli altri. Fa presa e la sua gente lo segue. Qualcuno in fondo grida qualcosa. Coletta tira dritto perchè ha tante cose da dire. Le gare? Prima si andava sempre in proroga. Invece dopo ben 14 proroghe abbiamo portato a casa la gara sul trasporto pubblico e car sharing, e quella sui servizi sociali. Purtroppo i tempi si allungano perchè quando si fa una gara e la vince tizio, caio fa subito ricorso. Sapete perchè? Perchè se tu rompi un sistema, il sistema rompe a te…e i proiettili (metaforici eh badate bene, sottolinea) fioccano. E ieri finalmente il Consiglio di Stato ci ha dato ragione. Accenna al Peg e ai debiti fuori bilancio. Debiti che incidono sulla vita di tutti noi. Quando dobbiamo affrontare politicamente questo problema, dice, la minoranza puntualmente esce dall’aula. Prima funzionava così: nel bilancio non ci sono soldi, chiami un’impresa per svolgere dei lavori e non la paghi. Questa si rivolge al giudice che obbliga l’Ente a pagare. I debiti che noi cittadini prima o poi dovremmo pagare si moltiplicano, spiega il sindaco. Con noi non è più così, tanto che verranno sanzionati quei dirigenti che procederanno con questo metodo.

Alcuni errori sono stati commessi per inesperienza, ammette. Ma lo dico convinto a chi fa dell’ironia su di noi: studiare è bello.

“Se andiamo a declinare i vari assessorati, possiamo vedere che è stata elaborata la gestione condivisa dei beni comuni: patti di collaborazione tra singoli cittadini e associazioni per una pubblica utilità”. Ed elenca alcune cose fatte dai suoi che sono in prima fila. Ne manca una che si è appena dimessa. Accenna al rimpasto solo per dire che la marina si merita un posto d’onore in un assessorato. Probabilmente avrebbe detto anche altro se una pioggia scrosciante e impetuosa non avesse messo tutti in fuga. Finisce così il resoconto dei due anni, senza che nessuno dei presenti abbia potuto chiedere…sì…ma. Tutto rinviato al prossimo anno. Pioggia permettendo.

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Mariassunta D'Alessio
Giornalista, scrittrice e blogger. Anni di giornalismo alle spalle, prima in città nei due quotidiani più importanti e poi a Roma per 20 anni e più, negli uffici stampa dei Ministri dell'Economia e Finanze e dell'Istruzione, Università e Ricerca. Fino a dirigere negli ultimi anni, Researchitaly, il portale della Ricerca Internazionale. Un'esperienza unica che l'ha portata a vincere anche importanti premi di giornalismo. Ora il suo occhio da cronista oltre che continuare a dirigersi verso cronache nazionali, per affezione torna a curarsi anche della città in cui vive. Si occupa di Pari opportunità praticamente da sempre. Ha scritto libri e realizzato interviste a donne importanti, come Rita Levi Montalcini ( a cui ha fatto la sua ultima intervista-testamento prima di morire), Margherita Hack e tante altre, scienziate e non.