Operazione Dionea, sei arresti a Fondi per un’accoglienza deviata dei migranti. “Sistema analogo a quello di Mafia Capitale”

Da sinistra: Carmine Mosca, Giuseppe Miliano, Carlo Lasperanza, Carmine Belfiore e Franco Pellegrino

“Un sistema analogo a quello emerso in Mafia Capitale”. Ha esordito così questa mattina in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Latina Carlo Lasperanza a proposito dei sei arresti eseguiti con l’operazione Dionea, ricordando le parole di Salvatore Buzzi, numero 1 della cooperativa “29 giugno”, che intercettato al telefono disse che con gli immigrati si facevano più soldi che con il traffico della droga. Ma c’è dell’altro. Perché se l’operazione Dionea (nome di pianta carnivora, ben altra cosa dei nomi evocati dalle onlus coinvolte in questo scandalo tutto pontino, Azalea e Ginestra) ha smascherato la mala gestione dei fondi pubblici per l’accoglienza dei rifugiati nelle strutture denominate Cas (Centro accoglienza straordinaria), resta da capire – ha sottolineato Lasperanza – se il mancato controllo da parte dell’ente erogante, la Prefettura di Latina, sia attribuibile a culpa in vigilando, a connivenza o corruttela. Dunque, un’inchiesta tutt’altro che conclusa.

Le indagini svolte dalla Polizia di Stato e coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano sono partite ad ottobre 2016 a seguito della protesta scesa in piazza a Fondi da parte degli ospiti dei Cas. I rifugiati ascoltati dagli agenti del commissariato di Fondi, allora diretto dal vice questore Massimo Mazio, riferirono di situazioni invivibili all’interno delle strutture di accoglienza dove erano “costretti a rimanere per non perdere la possibilità di rimanere in Italia”. Una circostanza da verificare e da trattare con la massima prudenza, nell’ottica della riservatezza delle indagini avviate in collaborazione con la Squadra Mobile di Latina.

Sotto accusa la gestione dei Cas affidati alle onlus “La Ginestra” e “Azalea”, vincitrici nel 2015 del bando indetto della Prefettura, che – hanno sottolineato gli inquirenti – hanno ospitato in poco più di due anni 800 migranti richiedenti asilo dislocati in una ventina di strutture, la maggior parte ubicate nel comune di Fondi e un paio a Lenola e a Monte San Biagio, inidonee all’accoglienza sulla base di autocertificazioni mai verificate. Gli investigatori hanno spiegato che a fronte di 30 euro ricevuti per ogni rifugiato le onlus avrebbero invece speso per l’accoglienza di ciascuno uno, al massimo due, euro lucrando sulla quota rimanente. Nel meccanismo anche una altra onlus creata ad hoc che con la scusa del servizio di pulizia dei locali adibiti all’accoglienza, mai eseguiti, avrebbe introitato almeno 250mila euro. Le indagini svolte anche con l’aiuto delle intercettazioni avrebbero svelato una sistematica truffa messa in atto con numeri falsi: si dichiarava di avere 100 ospiti, ma in realtà se ne avevano molti di meno e quando qualcuno se ne andava volontariamente non veniva comunicato. Ciononostante sebbene le onlus ospitassero meno migranti di quelli risultati dalle carte le condizioni dei rifugiati erano al limite, sia della nutrizione che delle condizioni igienico sanitarie. Nel corso delle indagini sarebbe stato svolto un banchetto, una festa per il battesimo di un bambino di uno dei responsabili delle onlus, finanziato con i soldi destinati ai Cas.

Con l’operazione Dionea, questa mattina sono finiti in carcere Luca Macaro, 35 anni di Fondi, e Luigi Pannozzo, anche lui di Fondi, 40 anni il prossimo dicembre, presidenti rispettivamente delle onlus “La Ginestra” e Azalea. La prima avrebbe ricevuto 4.114.112 euro dalla Prefettura da gennaio 2015 ad agosto 2017, distraendo 537mila euro; la seconda 630.365 da novembre 2016 a giugno 2017, distribuendo cibi scadenti per ripartire le altre somme tra i soci. Ai domiciliari sono finiti: Paolo Giovanni De Filippis, 39enne di Fondi, socio fondatore di Azalea, i coniugi Graziano De Luca, nato a Terracina, classe 1980, ed Erica Lombardi, 37enne di Fondi, soci occulti e finanziatori di Azalea, Orlando Tucci, nato a Terracina, classe 1991, rappresentante legale e socio amministratore della onlus “Philia”, legata al sistema Azalea.

L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip Laura Matilde Campoli, è per truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture, falso e maltrattamenti nei confronti dei migranti, contestati a vario titolo agli indagati. Nel corso dell’esecuzione degli arresti sono state effettuate numerose perquisizioni che hanno consentito il sequestro delle documentazioni. Sequestrati anche i conti correnti delle onlus coinvolte e 700 mila euro di liquidità. Le strutture sono state momentaneamente affidate ai soci non indagati.

Oggi in Questura la conferenza stampa indetta dal questore di Latina Carmine Belfiore che ha espresso soddisfazione per questa operazione svolta nel delicato ambito dell’accoglienza dei migranti che merita assistenza civile e non attività illecite. Presenti in conferenza stampa il sostituto procuratore Miliano, il dirigente della Squadra Mobile Carmine Mosca e il dirigente del commissariato di Fondi Franco Pellegrino.

Seguono le immagini del blitz della Polizia di Stato questa mattina nelle strutture di accoglienza e la video intervista al procuratore aggiunto Lasperanza, le foto della conferenza stampa.

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