Latina, bonifica e indennizzi promessi. Discarica, in via Monfalcone la speranza ritrovata con Monti

Una veduta della discarica di Borgo Montello e nei riquadri Ventura Monti, in alto, e Giorgio Libralato, in basso.

Indennizzi per le pene patite e bonifica degli invasi di Borgo Montello. In via Monfalcone, a Latina, c’è solo una cosa che non muore mai: la speranza dei sopravvissuti. Quelli che non si arrendono, quelli che quando è tutto calmo e sembrano sopiti, all’improvviso si rimettono in piedi. Non per gridare e neanche per protestare, solo per vigilare, per far sentire la loro presenza e smuovere le coscienze di quella politica che in campagna elettorale promette e che durante l’amministrazione si rivela inavvertitamente impotente a regolare diversamente il business redditizio dei rifiuti e il governo del territorio e del suo ambiente.

Che in via Monfalcone non torni più nessuno ad investire non c’è più neanche un essere che respiri a crederlo. Tanto che perfino i residenti hanno abbandonato il campo di battaglia su questo fronte. Avrebbero fatto la fine di Don Chisciotte e Sancio Panza. Ma siccome sono sopravvissuti a 47 anni di puzze e veleni, speranzosi continuano a confidare nella promessa bonifica. Anche l’attuale amministrazione comunale ha detto loro che la bonifica sarà fatta. Resta attivo il monitoraggio trimestrale dello stato di avanzamento dei lavori da parte della Ecoambiente, tornata a nuova vita con la Systema Ambiente che in via Monfalcone ha già investito con l’acquisizione al fallimento della Latina Ambiente del 51% della partecipazione pubblica-privata della titolare della discarica. “Se proprio devono riaprire, che togliessero prima il marciume sepolto”, sbottano in via Monfalcone. Una pia speranza alimentata dalle rassicurazioni dell’amministrazione comunale. Ma tant’è, incuranti a palazzo anche dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato della Ecoambiente che il 3 maggio scorso ha detto che non appena il nuovo socio metterà a disposizione le risorse finanziarie i primi progetti a partire saranno quelli della “la realizzazione del Tmb e dell’impianto di compostaggio già autorizzati”.

E allora meglio insistere sugli indennizzi. “Perché se proprio non c’è più nulla da fare per la salvezza di Borgo Montello, che ci diano la possibilità a noi di via Monfalcone di andarcene”. La strada era stata battuta nel 2012 con un paio di atti del Comune di Latina che, riconoscendo danni ambientali e sanitari, prevedevano che il deprezzamento degli immobili di via Monfalcone fosse compensato in cubature da realizzare in altro luogo, che il Comune avesse acquisito al proprio patrimonio le proprietà private cedendo in cambio propri terreni, da rendere edificabili con cubature compensative, in altre località; che la Regione Lazio avesse approvato le necessarie varianti al Prg trasformando il sito prescelto da agricolo a residenziale. In questo modo i residenti “traslocati” avrebbero potuto ricostruirsi casa cedendo le cubature in eccedenza al costruttore. L’assessore all’Ambiente del Comune di Latina, Roberto Lessio, il 7 maggio 2018, in Consiglio comunale, difendendosi dalle accuse di non aver portato avanti l’iter innescato ha dichiarato che la Regione Lazio non aveva approvato la variante al Prg. Salvo poi essere smentito dalla consigliera dem Nicoletta Zuliani: “Il 28 dicembre 2012, il Consiglio comunale approva la norma; 23 dicembre 2013, il Consiglio comunale approva le controdeduzioni alle osservazioni; 16 giugno 2014, il Comitato Regionale per il Territorio propone una modifica e integrazioni e vota favorevolmente; 21 luglio 2015, il funzionario del Comune redige la bozza di proposta di delibera che accoglie le modifiche ed integrazioni della Regione; 20 luglio 2016, il funzionario del Comune invia all’assessore Gianfranco Buttarelli gli atti del procedimento e la bozza della proposta di delibera; 7 maggio 2018, l’assessore Roberto Lessio afferma, invece, che la Regione ancora non si è espressa in merito. E’ evidente che non è così”, ha dichiarato la consigliera il 23 maggio 2018.

Come è andata a finire? La questione è stata oggetto di una commissione Ambiente del 16 luglio scorso.

I residenti e il comitato dei cittadini di via Monfalcone sono scattati in piedi e si sono presentati all’appuntamento nell’aula intitolata a “Rita Calicchia”, sede delle pubbliche adunanze delle commissioni consiliari. A riferire sull’argomento chi nel 2012 era a capo del Governo del territorio del Comune di Latina, l’architetto Ventura Monti.

“L’architetto Monti – racconta Giorgio Libralato, consulente tecnico dei residenti di via Monfalcone – ha detto sostanzialmente che le norme sui vincoli previste dalla delibera del 2012 (per la quale secondo la Regione Lazio non necessariamente dovevano essere comprese tutte le aree come perimetrato dal Comune, ma solo quelle relative ad impianti autorizzati), non essendo stato portato a termine l’iter sarebbero scadute: essendo la delibera del dicembre 2012 ed essendo valida 5 anni, è decaduta a dicembre 2017. Per Monti si dovrebbe procedere o con nuova delibera oppure riattivando quella del 2012. In ogni caso la Regione Lazio ha inteso la delibera come indagine preliminare e non come perimetrazione. Ad oggi quindi, avendo fatto scadere il vincolo del 2012 non ci sarebbero più limiti ai nuovi impianti, progetti in discarica. Per l’assessore Lessio sarebbero sempre validi i progetti di Tmb, compostaggio, discarica, biogas, biomasse…”

“Se l’amministrazione comunale volesse – continua Libralato -, ritengo che, come ha dichiarato giustamente l’architetto Monti, può, anzi dovrebbe viste le numerose dichiarazioni e impegni presi pubblicamente sia dal sindaco, sia dall’assessore, dalle dichiarazioni della maggioranza sia in Consiglio comunale, sia in commissione Ambiente, emettere degli atti amministrativi in favore dei cittadini. Lo stesso ministro all’Ambiente Sergio Costa, nell’incontro pubblico all’Hotel Miramare, ha ricordato che tale competenza è degli enti locali. Quindi, come dichiarato in commissione Ambiente dall’architetto Monti, la maggioranza dovrebbe riportare, nelle commissioni e in Consiglio comunale, tutte le disposizioni in materia urbanistica, sanitaria e di risarcimento già approvate in Consiglio Comunale e nella giunta guidata dall’allora sindaco Giovanni Di Giorgi. La strada è già tracciata. A meno che la dichiarazione del sindaco, a casa Piovesan, il 30 settembre 2016, “e se non avremmo fatto nulla (per la tutela della salute e dell’ambiente di via Monfalcone) ci stringeremo la mano” sia appunto il preludio al nulla della stretta di mano”.

Eccolo lo spirito vivo dei sopravvissuti di via Monfalcone, o di Monte Inferno come rappresentato nel docu- film sulla discarica di Borgo Montello. Avvertire gli amministratori comunali che, avendo sviluppato gli anticorpi ai veleni, hanno una forza irrefrenabile nel sottoscrivere ai posteri le responsabilità della politica del passato, ma anche di quella attuale qualora il bandolo di questa complessa matassa non fosse ripreso al volo con nuovi atti. Quando la speranza non muore mai.

 

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