Latina, il completamento del centro sociale di Borgo Piave con i soldi del ristoro nucleare. Poi forse il saldo dalla Regione

L’amministrazione comunale di Latina ha deciso di utilizzare i fondi del ristoro nucleare 2015 per riattivare il cantiere presso l’ex scuola di Borgo Piave, abbandonato da tempo, “da adibire a centro sociale”. “La Regione Lazio si è resa disponibile a opera finita a valutare la restituzione della mancata chiusura del finanziamento che era stato bloccato”, precisano dal Comune.

I lavori mancanti, in base ad una perizia redatta dall’architetto Fabio Vitali agli atti del servizio Decoro urbano e Bellezza del Comune, ammontano a  40.205,94 euro + IVA 10 % e riguardano principalmente opere interne ed opere esterne: la fornitura e posa in opera di porte interne, la fornitura e posa in opera di piastre radianti, la fornitura e posa in opera del quadro elettrico generale (completo di componenti e rifasamento impianto) e opere varie di finitura edile; la fornitura e posa in opera delle ringhiere da porre nelle rampe disabili e nei pianerottoli delle entrate, fornitura e posa in opera di parte della recinzione esterna, fornitura e posa in opera del cancello pedonabile, fornitura e posa in opera della pavimentazione del marciapiede perimetrale all’edificio e opere varie di finitura edile.

Per il completamento della struttura il 20 settembre scorso sono state invitate una ventina di ditte, presentando offerta entro i termini stabiliti in nove. La commissione, già insediata il 9 ottobre scorso, domani 16 ottobre aprirà le buste per l’affidamento dei lavori.

Dell’incompiuta di Borgo Piave se ne era parlato in commissione Trasparenza lo scorso maggio quando l’argomento era stato posto all’ordine del giorno dalla presidente Matilde Celentano. Una seduta piuttosto “accessa” poiché i commissari, dopo aver acquisito informazioni sulla storia del cantiere (finanziato dalla Regione Lazio, e affidato ad una ditta di Ciampino che poi a seguito dei ritardi di pagamento aveva mostrato la volontà di rescindere dal contratto per uscire di scena, infine, con un accordo bonario) e rassicurazioni da parte del dirigente Paolo Ferraro sulla possibilità di un imminente sblocco dell’impasse (secondo il dirigente c’era la volontà della giunta di procedere ad una variazione di bilancio per la copertura della spesa; spesa programmata in bilancio con i proventi derivanti da oneri concessori fino a quella data non disponibili e pertanto da reperire altrove), avevano posto la loro attenzione sulla gestione della struttura. Alcuni esponenti di maggioranza avevano anticipato che l’amministrazione avrebbe avuto intenzione di affidare l’ex scuola, una volta restaurata definitivamente, attraverso i patti di collaborazione previsti nel Regolamento della gestione condivisa dei beni comuni, mentre alcuni esponenti di opposizione avevano sostenuto che per la tipologia del bene sarebbe stato più opportuno procedere con un vero e proprio affidamento in concessione.

 

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