Ultimi lavori al teatro di Latina, ora spunta una tempistica “sorprendente”. Le contestazioni e i guai di Ferraro

Il teatro D'Annunzio di Latina

Sono stati affidati alla ditta Songeo srl di Latina, con un ribasso del 19,752 %, i lavori di adeguamento tecnico e funzionale alla normativa Asl e di prevenzione incendi del teatro comunale di Latina. E’ quanto stabilisce la determina 671 a firma di Micol Ayuso, dirigente del servizio Decoro del Comune di Latina, del 17 aprile 2019. Nell’atto, che fa seguito alla deliberazione di giunta numero 114 dell’11 aprile 2019 con la quale è stato approvato il progetto definitivo/esecutivo, di cui al verbale di validazione del 26 marzo 2019, per un importo poco meno inferiore a 100mila euro, si precisa che per l’affidamento dei relativi lavori è stato fatto “ricorso al mercato elettronico della pubblica amministrazione”… con una tempistica sorprendente.

L’11 aprile la giunta approva il progetto (copertura finanziaria con contributo dello Stato per ristoro della servitù della centrale nucleare), il 17 aprile il servizio affida i lavori. Ma non è finita qui perché nella determinazione dell’architetto Ayuso (coincidente con la determina a contrarre per via dell’affidamento diretto, spiega la stessa dirigente) è scritto che la scadenza per la presentazione delle offerte era fissata alle 15.02 del 12 aprile 2019, esattamente il giorno successivo alla deliberazione della giunta, e che entro tale termine erano pervenute soltanto due offerte per un totale di tre operatori invitati il 5 aprile 2019, sei giorni prima che la giunta approvasse il progetto esecutivo.

“Abbiamo voluto anticiparci – ha chiarito l’architetto Ayuso – poiché l’invito sul mercato elettronico non è vincolante per l’amministrazione. Il progetto era pronto e ci siamo messi avanti”. Comunque sia, sulla base del criterio di aggiudicazione del minor prezzo, la miglior delle due offerte è risultata quella dell’operatore economico Songeo con un ribasso percentuale pari al 19,752 % sull’importo posto a base di gara di 75.369,84 euro oltre oneri per la sicurezza pari a 4.077,29 euro.

Tutto a posto? Speriamo. Perché come riportato nella stessa determina 671/2019 di affidamento dei lavori alla Songeo, questa storia del teatro ha già comportato più di qualche problemino al predecessore di Ayuso, l’architetto Paolo Ferraro al quale – giunto al Comune di Latina – era stata assegnata la dirigenza del servizio Decoro, prima di essere trasferito all’Urbanistica.

L’11 maggio 2018 – ricostruisce nel dettaglio l’architetto Ayuso nella sua determina del 17 aprile scorso, pubblicata all’albo pretorio Venerdì Santo – il Comando provinciale Vigili del Fuoco di Latina, esaminata la documentazione allegata alla Scia ed effettuati i sopralluoghi di controllo in data 23 aprile 2018 e 9 maggio 2018, ha riscontrato 45 inosservanze del rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa antincendio.

Quarantacinque inosservanze non certo indolori per l’architetto Ferraro che aveva presentato e firmato la Scia e che al momento della contestazione si era visto notificare dall’ufficio di Polizia giudiziaria dei vigili del fuoco il verbale di accertamento “riguardante alcune violazioni della vigente normativa in materia di sicurezza ed in particolare per quanto attiene le compartimentazioni e gli impianti di protezione attiva relativa alla rilevazione ed alla evacuazione”. Una notifica che per il dirigente si era tradotta in una segnalazione alla Procura della Repubblica. Quarantacinque giorni di tempo per regolarizzare le contravvenzioni. Anzi no. Il 12 giugno il Comune chiede una proroga di 180 giorni e il 6 novembre 2018 un’ulteriore proroga di altri 180 giorni.

Ma è ancora la tempista a rendere questa storia sorprendente. Perché se il 6 novembre 2018, come riportato nella determinazione dell’architetto Ayuso, viene chiesta una proroga ulteriore di 180 giorni “per poter eseguire le lavorazioni ed attivare le procedure per il
superamento delle criticità riscontrate” è evidente che – anche sulla base della segnalazione alla Procura della Repubblica – il teatro resta inagibile e la programmazione in atto va spostata altrove. Nessuno in quei giorni sembra volerlo ammettere, nessuno vuole comunicarlo alla città. Troppe parole già spese sull’imminente fine del lavori al D’Annunzio per fare un dovuto e trasparente dietrofront. A farlo sarà, il 19 novembre 2019, l’assessore alla Cultura Silvio Di Francia. E lo farà assumendone tutta la responsabilità politica di una scelta impopolare ma necessaria.

“Mi trovavo davanti a due possibilità – disse l’assessore Di Francia  -: sospendere i lavori, non potendo rispondere alle esigenze del cantiere che richiedevano l’esecuzione di lavori a struttura chiusa, e continuare con le ordinanze in deroga alla certificazione, oppure spostare gli spettacoli e consentire i lavori. Ho scelto la seconda e me ne assumo tutte le responsabilità”. Una scelta che Di Francia ha voluto e saputo ricondurre solo a se stesso ma che oggi si scopre “obbligata” a tutti gli effetti. Di Francia ha fatto da parafulmine, si è preso le contestazioni al Moderno da parte degli abbonati scontenti del piano B. E nessuno della giunta è apparso con l’affanno per andargli incontro a parare il colpi. Tante chiacchiere sì, ma anche tante omissioni di trasparente verità da parte della politica.

Con l’esecuzione dei lavori affidati a Songeo, sperando nella buona riuscita e nella correttezza dell’iter amministrativo, il teatro potrebbe ottenere la fatidica certificazione antincendio. La nuova Scia potrebbe essere presentata il mese prossimo. Di annunci ne sono stati fatti fin troppi negli ultimi tre anni. Ora c’è solo da tenere le dita incrociate.

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