Omicidio di Aurora, prove schiaccianti su peruviano in carcere per rapina

Una nuova svolta segna l’inchiesta sulla morte di Aurora Livoli, la ragazza di 19 anni di Monte San Biagio rinvenuta senza vita in un cortile di via Paruta, a Milano. Gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati un uomo di 57 anni, cittadino peruviano, già arrestato e attualmente in carcere per una tentata rapina avvenuta poche ore dopo il ritrovamento del corpo.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo corrisponderebbe alla persona ripresa dalle telecamere di sorveglianza nella notte in cui la giovane avrebbe perso la vita. Le immagini mostrano l’ingresso nel cortile insieme alla ragazza in tarda serata e, successivamente, l’uscita dallo stabile da solo. Altri passaggi notturni, sempre immortalati dalle videocamere, avrebbero rafforzato i sospetti degli investigatori.

La 19enne, scomparsa da Monte San Biagio lo scorso 4 novembre, era rimasta a lungo senza un nome. L’identificazione è arrivata solo dopo la diffusione dei filmati, quando i genitori l’hanno riconosciuta. Da quel momento le indagini hanno subito un’accelerazione, fino all’individuazione del 57enne, ora formalmente indagato per il presunto omicidio.

Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Antonio Pansa, che ha disposto l’autopsia sul corpo della giovane. Gli accertamenti medico-legali sono in corso e dovranno stabilire con precisione le cause del decesso. I primi riscontri parlano di lividi al collo compatibili con uno strangolamento e di ecchimosi sul volto, elementi che, insieme alla dinamica ricostruita attraverso i video, sembrano convergere verso l’ipotesi di un delitto.
Gli esiti definitivi dell’autopsia e i prossimi atti dell’inchiesta saranno ora decisivi per chiarire le responsabilità e fare piena luce su una vicenda che ha scosso Milano e la comunità pontina.