Era capace di intendere e di volere al momento dei fatti Aurelia Porcelli, la 40enne di Latina accusata di aver ucciso il padre Guido con una coltellata all’addome. È quanto emerso nel processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Latina, sulla base delle conclusioni del medico legale Filippo Milano. Secondo quest’ultimo, la donna presenta un disturbo psichiatrico di personalità aggravato da una condizione di tossicodipendenza, ma ciò non avrebbe compromesso la sua capacità di comprendere e di rispondere delle proprie azioni. È stata inoltre giudicata idonea a stare in giudizio. L’imputata, attualmente detenuta nel carcere di Rebibbia, era presente in aula.
I fatti risalgono al settembre 2024, quando la donna avrebbe colpito il padre mentre dormiva nell’appartamento di famiglia in viale Kennedy, a Latina. L’uomo, 67 anni, fu ricoverato in condizioni gravissime al Santa Maria Goretti, dove venne sottoposto a numerosi interventi chirurgici prima di morire il 26 ottobre. Nel corso dell’udienza hanno deposto diversi medici e consulenti del pubblico ministero Martina Taglione. La medico legale Cristina Setacci, che ha eseguito l’autopsia, ha confermato che la morte è stata causata da un’unica ferita da arma da taglio, profonda e letale, che ha interessato più organi vitali. La vittima, ha sottolineato, godeva di buona salute e non presentava patologie pregresse.
I sanitari hanno escluso responsabilità mediche, evidenziando come le cure siano state tempestive e adeguate. Anche il chirurgo Andrea Mazzari ha spiegato che senza l’intervento immediato l’uomo sarebbe morto subito, sebbene le sue condizioni siano poi peggiorate nel tempo. Il processo, presieduto dal giudice Mario La Rosa, è stato aggiornato al prossimo 7 aprile.









