Di Ivan Simeone

Finalmente un po’ di chiarezza nel mondo dell’artigianato.
Il termine “artigianale” è da sempre sinonimo di qualità e serietà. Storicamente, l’artigiano è colui che sa svolgere bene un determinato lavoro, e la letteratura è ricca di esempi in tal senso. Basti pensare al saggio di Charles Péguy, che definisce il lavoro artigiano come un lavoro “ben fatto”. Nel suo scritto Il Denaro, riflettendo sul lavoro manuale, sottolinea come non fosse importante essere visti o meno: ciò che contava davvero era la qualità del lavoro in sé.
L’artigianato non è solo produzione: è cultura del fare, trasmissione di competenze, identità territoriale e cura del dettaglio, elementi che rendono ogni prodotto unico e portatore di valore umano oltre che economico.
Artigiano è, dunque, sinonimo di qualità. Artigiani erano, ad esempio, i costruttori delle Cattedrali medievali. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.
Ma c’è un “ma”, ed è fondamentale.
Fino a oggi, il termine è stato spesso utilizzato in modo improprio, quasi come un’etichetta concettuale, senza considerare che il mestiere artigiano si fonda su principi ben precisi e codificati. Non a caso, l’artigianato è l’unica attività espressamente tutelata dalla Costituzione. Si tratta di qualcosa che va ben oltre il semplice aspetto produttivo: rappresenta il senso più profondo del lavoro manuale. In questo contesto, è giusto che il Parlamento intervenga per regolamentare con maggiore precisione questa figura.
Dal 7 aprile 2026 è entrata in vigore la Legge annuale sulle PMI, che introduce punti chiari e vincolanti: viene infatti vietato l’uso di termini legati all’artigianalità da parte di imprese e attività non iscritte agli albi delle imprese artigiane e dalle attività che non producono direttamente un determinato bene. Si tratta di un principio e di un riconoscimento estremamente importante, che tutela una tradizione produttiva e culturale tipicamente italiana.
Da quella data, quindi, anche chi richiama concetti come “bottega” o “lavoro manuale” deve prestare attenzione: il riferimento all’artigianato è riservato esclusivamente alle imprese iscritte negli albi artigiani presso le Camere di Commercio.
Le sanzioni per chi utilizza impropriamente i termini “artigiano” o “artigianale” sono molto elevate: si parte da un minimo di 25.000 euro per ogni violazione, fino ad arrivare a una multa pari all’1% del fatturato.
È bene ricordare che artigiano è colui che produce direttamente beni o servizi qualificabili come artigianali ed è regolarmente iscritto agli albi. Sono in violazione anche coloro che, pur essendo iscritti, non producono direttamente i beni che promuovono come artigianali.
Questa disposizione rappresenta solo un primo passo verso una più ampia revisione della normativa che disciplina l’intero settore dell’artigianato italiano. Di questa importante riforma torneremo a parlarne.
Chesterton evidenziò che “L’artigianato non è solo lavoro manuale, è una maniera di vivere che onora la creatività e la responsabilità personale.”









