TIA, Ciolfi: “Sindaca muta sui 41 milioni”

Ciolfi

La vecchia partita TIA si ribalta e diventa un caso da 41 milioni di euro.

Secondo quanto riportato, la curatela di Latina Ambiente ha notificato al Comune il 29 settembre una diffida e messa in mora da circa 41 milioni: quasi 18 milioni di quota capitale per crediti TIA 2006-2009 e conguagli dei Piani Economici Finanziari, circa 20 milioni di interessi moratori e oltre 3 milioni per risarcimento danni.

Nella stessa diffida la curatela avrebbe indicato una via d’uscita: 15 giorni al Comune per nominare il responsabile del procedimento e avviare l’iter, poi 90 giorni per arrivare a una proposta transattiva. In caso contrario, si aprirebbe la strada alla Camera arbitrale dell’ANAC.

Una richiesta che ribalta i numeri messi fin qui sul tavolo dal Comune. Dagli atti acquisiti da Maria Grazia Ciolfi, capogruppo M5S, attraverso una lunga attività di accesso agli atti chiusa a settembre, l’Ente rivendicava al contrario un credito di quasi 250 mila euro verso la curatela, con tanto di diffida a pagare entro il 30 settembre.

E spunta un altro nodo: la diffida richiamerebbe una comunicazione del Comune del 27 febbraio 2026 con cui sarebbero stati aggiornati a 12.932.130,79 euro i ruoli ancora giacenti, non riscossi o non riversati. Comunicazione di cui, denuncia Ciolfi, non c’è traccia nel riscontro documentale ricevuto.

«È tutto a posto anche davanti a una richiesta da 41 milioni?» – attacca Ciolfi, citando la risposta ricevuta in Commissione dall’assessora Rodà quando aveva chiesto conto dell’esito del tavolo TIA.

La consigliera ha già protocollato una nuova integrazione all’accesso agli atti per ottenere la nota del 27 febbraio, la diffida del 29 settembre e tutti gli atti collegati, ha integrato l’interrogazione presentata il 4 ottobre e ha chiesto al presidente Coluzzi la convocazione urgente della Commissione Bilancio.

Al centro, una questione politica: dal 2024, da quando il tavolo TIA è stato riattivato, il Consiglio non avrebbe mai ricevuto una restituzione formale.

«Dopo che era stata chiusa una transazione definita dall’allora assessora Nasti come finalizzata alla “tacitazione di ogni pretesa creditoria”, come è possibile trovarsi ora davanti a una richiesta di questa portata e a una possibile nuova transazione monstre? I conti non tornano».

«La pretesa della curatela va verificata – conclude Ciolfi – ma il Consiglio non può apprendere dalla stampa una vicenda che può pesare così tanto sulle finanze comunali. Servono atti, numeri, responsabilità e una ricostruzione completa dal primo verbale del 2013 ad oggi, comprese eventuali incompatibilità o conflitti di interesse».