Latina, quando è il singolo a splendere il gruppo ne giova

Foto di Giuseppe Virga

Chi segue le conferenze stampa del Latina Calcio come noi lo sa bene: Gennaro Volpe non ama parlare dei singoli. È una scelta comunicativa precisa. L’allenatore non vuole dare troppo peso alla prestazione del singolo giocatore, ma a quella del collettivo.

Ed è da qui che parte il nostro editoriale settimanale.

Il Latina è una squadra fatta di un ottimo gruppo, sia dal punto di vista umano – come spesso ha sottolineato il mister – sia da quello tecnico. Una squadra che, pur senza un vero bomber di riferimento, sta riuscendo a dimostrare capacità offensive verticali con un tridente leggero che, seppur ancora in fase di rodaggio, sta dando soddisfazione.

Diventa difficile, però, non parlare dei singoli quando davanti hai un gol del genere. Il fatto che sia arrivato da una mattonella complicata, dove il Latina negli anni non ha mai provato la giocata – se non con Alessio Riccardi – fa capire che c’è un lavoro a 360 gradi intorno alla squadra. Avere interpreti che hanno il piacere e l’onere di provarla, quella giocata, alimenta il pensiero che la squadra abbia una cifra tecnica molto valida. Un giocatore come Tomaselli, veloce e tecnico, unito ad altri due simili come Cioffi e Baez, è in questo momento la fortuna dei nerazzurri.

Il singolo splende e, di riflesso, splende il gruppo. Analizzando la prestazione complessiva del Latina, non c’è un vero migliore in campo se non Tomaselli per quel gol, ma emerge un’alchimia collettiva. Il Latina magari non fa partite super eccellenti, non finalizza – e questo resta il grande problema – ma non soffre, non subisce l’avversario. E davanti a un talento che si accende così, è chiaro che il gruppo ne giova.

Forse aver perso un riferimento come Parigi, essersi tolti di dosso l’arduo compito di giocare solo per lui – una cosa che Volpe non ha mai detto apertamente ma che era evidente nel piano gara dello scorso anno – ha liberato gli istinti dei tanti talenti che l’anno scorso si erano un po’ repressi, proprio come Cioffi e Tomaselli, già nella fucina di Volpe. Lo testimonia anche ciò che sta facendo Parigi a Pescara: in una squadra più competitiva ma che non gioca per lui, l’attaccante spesso fatica, si innervosisce, anche se i gol segnati vanno comunque rispettati.

La sensazione, seppur utopistica, è che il Latina con un Parigi in più quest’anno sarebbe stato primissimo. Ma è un discorso che non si può fare. L’assenza obbligata di un attaccante di peso ha dato più importanza ai giocatori leggeri, che ora possono sostituirsi alle punte. Mettetevi nei panni di un allenatore avversario – come quello di ieri, che dopo la sconfitta ha pure perso il posto – che deve fronteggiare una squadra che non schiera un vero nove, ma tanti piccoli numeri 10. Non è facile. Con il rientro di Riccardi, poi, la squadra avrà un diamantino in più.

L’assenza di un centravanti, però, si sente. L’ingresso di Sylla ieri ha dimostrato che il ragazzo non è adatto a quello che vuole Volpe, o che il gioco che il mister sta costruendo è totalmente diverso dall’idea di avere una punta statica in campo. Ne sta facendo le spese Plescia, che sta trovando meno spazio, e lo stesso discorso vale per Gagliano, appena rientrato e con pochi minuti nelle gambe.

Ed è proprio questo il paradosso più bello di questo Latina. Senza un bomber, ha ritrovato tanti piccoli bomber. Volpe ha chiesto alla squadra di non dipendere da un uomo solo e la squadra lo ha ascoltato. Ora segna il tridente leggero, segna la mezzala, segna il calcio da fermo che per anni non si è visto. Manca ancora la zampata sporca dentro l’area, è vero, ma se questo gruppo continua a dividersi le responsabilità, il gol smette di essere un’ossessione del singolo e diventa un’abitudine del collettivo. E le abitudini, si sa, sono più difficili da marcare di un centravanti.