Tre nuovi arresti ai danni del clan Amato-Falco ad Aprilia. A poche settimane dal maxi-blitz dello scorso 18 maggio, che aveva inferto un colpo durissimo al sodalizio criminale con 18 fermi, i carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia sono tornati in azione per quella che si configura come l’appendice diretta di quell’operazione. Tra Aprilia, Anzio e Sant’Elpidio a Mare, i militari hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare emessa dal Tribunale di Roma nei confronti di altre tre persone, gravemente indiziate di produzione, traffico e detenzione di stupefacenti, oltre che di detenzione di un’arma da guerra. I tre nuovi provvedimenti restrittivi sono scattati subito dopo l’interrogatorio preventivo a cui gli indagati erano stati sottoposti alla fine dello scorso maggio, chiudendo il cerchio attorno a figure chiave sfuggite alla prima ondata di catture.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Roma e legata ai filoni investigativi che hanno decretato il recente scioglimento del Comune di Aprilia, conferma la potenza di un sodalizio capace di muoversi su scala internazionale. Il clan non si limitava infatti a controllare le piazze di spaccio locali, ma importava la droga direttamente dal Belgio per poi rifornire le province di Latina, Roma, Massa Carrara, Novara e Perugia. Una rete logistica imponente, rafforzata da alleanze pesanti con esponenti contigui alla cosca “Morabito” di Africo, legata alla ‘ndrangheta calabrese, e che muoveva quantità enormi di stupefacenti. Come ad esempio gli oltre 7 chili di cocaina, i 50 di hashish e i 35 di marijuana documentati durante le indagini.
La determinazione del clan Amato-Falco nel mantenere il controllo del territorio emerge anche dalla disponibilità di armi da guerra, tra cui un fucile mitragliatore utilizzato per minacciare i clienti morosi, come accaduto nel caso del titolare di un ristorante di Aprilia. L’organizzazione usava come copertura logistica una società di autonoleggio locale per muovere la droga in modo insospettabile e poteva persino contare sul supporto tecnico insospettabile di un dipendente del Ministero dell’Istruzione, che forniva consulenza per ottimizzare la coltivazione di marijuana in serra.









