Astice, in carcere anche una boccetta di profumo: la manda Zof

800 litri
Il carcere di Latina

In carcere entra anche una boccetta di profumo in vetro, che dimostrerebbe, scrivono gli inquirenti la “condizione di asservimento al patto corruttivo appena stipulato”. E’ il 15 febbraio 2018. E a lasciarla all’ispettore Zinni sarebbe stato Alessandro Zof.

Zof è stato condannato in primo grado per il duplice tentato omicidio a San Felice Circeo a 7 anni di reclusione. Ora è in corso il processo in Appello. L’ispettore, che sempre secondo gli investigatori avrebbe “venduto la sua funzione al pregiudicato Alessandro Zof, garantendogli l’introduzione all’interno della casa circondariale di oggetti di vario genere”, intanto si sarebbe impegnato per il trasferimento dei due fratelli Travali nel carcere di Campobasso.

Avrebbe chiesto, almeno dalla ricostruzione fatta grazie alle intercettazioni, che la pratica avesse esito positivo, facendo leva sui problemi che i due fratelli portavano nell’istituto penitenziario. In un caso aveva consigliato loro di assumere un atteggiamento meno violento. E al suo interlocutore dice: “Così ce li leviamo dal cxxxo i Travali”.

Saarebbe stato proprio Zof a chiedere idi introdurre il profumo, perché “non glie l’hanno fatto entrare quello della moglie”. Zof chiede anche come deve essere il flaconcino e l’ispettore risponde che sarebbe meglio di plastica. Se non fosse possibile Zinni avrebbe risposto che lo avrebbe preso e fatto avere lui.

L’ispettore sarebbe stato tanto disponibile perché Zof gli avrebbe prestato 3mila euro, un debito che non aveva ancora saldato.

Le indagini condotte, scrivono ancora gli inquirenti, “portano ragionevolmente a ritenere, con grosso grado di certezza, che la conoscenza dei Travali era stata indotta da Zof”. Sua sarebbe la richiesta di cambio di cella di Salvatore Travali.

Il 19 gennaio 2018 Zof parlando con una terza persona garantiva che “qualsiasi cosa volesse inviare in carcere l’avrebbe veicolata lui personalmente tramite un amichetto”. Per gli inquirenti l’“amichetto” sarebbe proprio l’ispettore “infedele”.

Da chiarire il fatto che nei confronti di Alessandro Zof non è stata emessa alcuna misura cautelare. L’uomo ad un certo punto si tira indietro. Gli investigatori scoprono che non consegnerà il fumo, che doveva arrivare in uno dei borsoni, e cerca di far ragionare anche gli altri: “Qui non è più il momento di giocare – spiega ad un parente – e io faccio un passo indietro”.