Un patrimonio imponente, costruito negli anni e mimetizzato nel tessuto economico locale. E’ quanto portato alla luce dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, che hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, nei confronti di quattro persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Latina, è stato eseguito tra il capoluogo pontino, Roma e Anzio, con il supporto dei Carabinieri territorialmente competenti, e rappresenta l’esito di un’indagine sviluppata tra febbraio e aprile 2025, che ha consentito di ricostruire un sofisticato sistema di reimpiego di capitali di provenienza illecita nell’economia legale.
Al centro dell’inchiesta figura un imprenditore di Latina, Alessandro Agresti, già in passato destinatario di una misura di prevenzione patrimoniale, che secondo quanto emerso dalle investigazioni, avrebbe continuato a operare nel mondo imprenditoriale attraverso una rete di intestazioni fittizie. In concorso con la moglie Mery De Paolis, il padre Maurizio e con un prestanome, l’uomo avrebbe schermato la reale disponibilità di immobili, società, autovetture di lusso e attività commerciali, in particolare nel settore automobilistico, con l’obiettivo di eludere eventuali nuovi provvedimenti ablativi. Gli investigatori hanno documentato come i proventi illeciti venissero sistematicamente reinvestiti in beni mobili e immobili, anche tramite società immobiliari formalmente intestate all’imprenditore, ma di fatto utilizzate per riciclare e “ripulire” il denaro. Un meccanismo che avrebbe favorito il radicamento dell’attività nel tessuto economico di Latina, Roma e Anzio, alterando le regole della concorrenza e garantendo una continuità operativa nonostante i precedenti giudiziari.
Il sequestro ha riguardato complessivamente otto società, attive nel settore immobiliare e nel commercio di auto di lusso, diciannove unità immobiliari e circa cento autovetture, molte delle quali di elevato valore commerciale. Il valore complessivo dei beni sottratti alla disponibilità degli indagati è stimato in circa 9 milioni di euro.










