di Ivan Simeone

Nei giorni scorsi, in qualità di coordinatore provinciale di Confesercenti, sono intervenuto al convegno organizzato dal PD di Latina per analizzare la crescente difficoltà che stanno vivendo molte attività commerciali di vicinato. Purtroppo la “ghigliottina del timer” mi ha impedito di completare il mio intervento, ma il tema merita sicuramente qualche riflessione in più.
Il disagio che oggi vivono tanti piccoli imprenditori non riguarda soltanto il singolo negozio. Coinvolge un intero indotto di partite IVA, posti di lavoro e quella “economia del quotidiano” che permette alle risorse di circolare all’interno delle nostre comunità.
Il punto, però, è sempre lo stesso: passano gli anni, cambiano i colori politici delle amministrazioni, ma i problemi restano. È quindi legittimo chiedersi se la politica, negli ultimi anni, sia stata davvero capace di intercettare fino in fondo i bisogni degli operatori delle piccole realtà locali. È stata in grado di dare risposte concrete a chi, ogni giorno, tiene in piedi una parte fondamentale dell’economia territoriale?
Non si tratta di un problema di colore politico. Si tratta piuttosto di visione, di metodo e di capacità di ascolto del territorio. Una visione organica integrata e sistemica.
Abbiamo una giovane classe politica fatta di donne e uomini preparati e volenterosi, ma forse occorrerebbe rafforzare il rapporto con la realtà quotidiana, con la “strada”, con chi ogni mattina alza la saracinesca e prova a mandare avanti un’attività.
I numeri, del resto, parlano chiaro. Tra il 2024 e il 2025, a livello nazionale, si sono perse circa 10 mila attività commerciali. Se ipotizziamo una media di tre addetti per esercizio, significa almeno 30 mila posti di lavoro in meno. Un dato enorme, passato quasi nel silenzio generale.
Nel periodo tra il 2019 e il 2023 il commercio al dettaglio ha registrato una contrazione intorno al
-74%. La ristorazione mostra segnali più dinamici, mentre molti bar tradizionali stanno cambiando modello di business, riconvertendosi verso formule ibride: pub, apericena, somministrazione di piatti a pranzo.
A livello regionale del Lazio i dati sono positivi. Il 2025 ha segnato un aumento del +2,07% delle imprese e risultati incoraggianti per l’export delle aziende laziali. La Regione Lazio sta portando avanti un lavoro importante di sostegno alle PMI, con bandi e misure dedicate, e con il rilancio delle reti del commercio.
Anche il comprensorio Latina-Frosinone ha registrato un saldo positivo: +1.040 imprese, di cui 656 nella provincia di Latina.
Tuttavia, dietro questi numeri complessivamente positivi, il commercio continua a rappresentare la vera “Cenerentola” del sistema produttivo locale. I dati provinciali sono trainati soprattutto dal turismo, dal settore ricettivo e dalle costruzioni, mentre il commercio fatica.
Se guardiamo alla città di Latina, il quadro diventa ancora più evidente: tra il 2012 e il 2025 hanno chiuso 116 attività commerciali nel centro cittadino e 40 nel resto della città. Secondo una recente analisi pubblicata da “Il Messaggero”, nel centro di Latina si contano circa 50 negozi sfitti. La desertificazione commerciale, dunque, non è più un rischio teorico: è una realtà che comincia a manifestarsi.
Eppure il commercio rappresenta un pilastro della nostra economia: il 15% del PIL della provincia di Latina deriva proprio da questo settore e il 27,7% delle attività provinciali si concentra nel Comune capoluogo. I negozi non sono soltanto luoghi di vendita: sono presidi sociali, elementi di identità urbana, parte della memoria delle nostre città.
Le cause della crisi sono molteplici. Il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto, mentre i costi di gestione delle attività – tra affitti, utenze e tributi locali – sono cresciuti in modo significativo. A questo si aggiunge la concorrenza sempre più aggressiva dell’e-commerce e un sistema burocratico che spesso scoraggia chi vuole investire.
Quello che manca, oggi, è una visione organica di politica commerciale. Servono programmazione, strumenti e scelte chiare a sostegno di chi mantiene vivi i centri cittadini, i quartieri e i borghi.
Per questo diventa urgente dotare Latina di un Piano del Commercio condiviso.
Allo stesso tempo, è necessario affrontare alcune questioni concrete: una politica per calmierare gli affitti nei centri urbani, un alleggerimento dei tributi locali per le attività situate nelle isole pedonali o nelle aree ZTL, una vera cabina di regia sul turismo – settore strategico ma spesso frammentato tra troppi soggetti – e un tavolo permanente di confronto con le associazioni datoriali.
Quando parliamo di “crisi” parliamo anche di un momento in cui bisogna fare delle scelte.
I nostri imprenditori devono avere il coraggio di mettersi in discussione e di gestire i cambiamenti, che oggi avvengono con una rapidità senza precedenti. Di contro non si può chiedere al piccolo commercio di affrontare da solo una trasformazione così profonda.
In questo scenario, anche il sistema del credito mostra troppe rigidità: per le microimprese, spesso familiari, l’accesso ai finanziamenti è sempre più difficile. Un sostegno importante arriva dai Confidi, dal microcredito e dalle banche di prossimità, ma non basta.
Il problema è nazionale e nessuna amministrazione locale può pensare di risolverlo da sola. Tuttavia molto si può fare –a livello locale- per sostenere il commercio di prossimità e per dare respiro all’economia locale. Perché quando chiude un negozio non perde solo un imprenditore. Perde un pezzo di vita la città.









