La telecamera comunale che avrebbe dovuto inquadrare l’uomo che ha collocato l’ordigno in via Kennedy, posizionata sulla rotatoria che collega via Zani, via Zanetti e lo stesso viale Kennedy, non stava registrando. Un dettaglio che ha rallentato fin da subito il lavoro degli investigatori.
La Polizia è riuscita a stabilire la probabile direzione di fuga grazie al racconto di un residente, svegliato dal boato dell’esplosione: l’attentatore, incappucciato e irriconoscibile, avrebbe percorso a piedi il viale verso il centro commerciale Agora. Se l’impianto cittadino fosse stato operativo, almeno il tragitto successivo sarebbe stato chiaro, permettendo di scandagliare con più precisione i sistemi privati di videosorveglianza presenti lungo la zona.
A complicare la situazione c’è il fatto che non è ancora emerso il possibile destinatario dell’intimidazione. Gli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal vicequestore Giuseppe Lodeserto, stanno ascoltando inquilini, ex residenti della palazzina e familiari stretti, con l’obiettivo di identificare eventuali contrasti o tensioni che possano aver generato un gesto così grave. Al momento, però, nessuna pista sembra prevalere.
Senza le immagini della telecamera comunale, è impossibile stabilire se il responsabile abbia proseguito lungo l’arteria principale, sia stato raggiunto da un veicolo complice, oppure abbia deviato verso i percorsi laterali: dal camminamento che collega viale Kennedy a viale Le Corbusier fino alla strada sterrata che porta direttamente alla Pontina. Tutte possibilità oggi passate al vaglio della Polizia.
Caccia ai filmati privati nella zona
Priva del contributo dell’occhio pubblico, l’indagine si concentra ora sui sistemi privati presenti nei dintorni: negozi, condomìni e abitazioni dotate di telecamere potrebbero aver registrato un dettaglio utile — un’ombra, un movimento, un’auto ferma nel posto sbagliato. È da queste immagini che gli investigatori sperano di ricostruire il percorso completo del fuggitivo.









