“Le corruzioni sono articolate e chi sapeva non ha prese le distanze, agevolando addirittura le condotte contestate”. È questo uno dei passaggi chiave che si legge nelle carte per la richiesta di arresti domiciliari firmata dal pubblico ministero Valentina Giammaria nei confronti dei sei indagati ascoltati nei giorni scorsi dal giudice Barbara Cortegiano durante l’interrogatorio preventivo. Nel filone dell’inchiesta emerge un quadro che gli inquirenti definiscono allarmante, caratterizzato, secondo l’accusa, da un “sostanziale clima di connivenza” all’interno dell’Amministrazione comunale di Cisterna.
Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, avrebbero documentato come diversi appartenenti all’ente non abbiano preso le distanze dalle condotte contestate, anzi in alcuni casi le avrebbero anche agevolate. Un sistema che, stando alla ricostruzione accusatoria, sarebbe andato avanti senza soluzione di continuità nel periodo compreso tra il 2022 e il 2023. Al centro dell’inchiesta vi sono due presunti episodi corruttivi. Secondo quanto riportato negli atti, gli indagati avrebbero ricevuto denaro attraverso l’emissione di fatture per prestazioni mai rese. Quelle somme, per la Procura, rappresenterebbero il prezzo della corruzione, corrispettivo per atti contrari ai doveri d’ufficio.
Tra i passaggi ritenuti chiave dagli investigatori c’è la data del 18 gennaio 2023, quando il dirigente all’Urbanistica Luca De Vincenti avrebbe informato l’architetto Eleonora Boccacci dell’approvazione dell’aggiornamento delle linee guida funzionale a soddisfare le esigenze della società Califano Carrelli. “È passata la delibera”, avrebbe comunicato.In un’intercettazione telefonica, De Vincenti avrebbe inoltre assicurato che il progetto era stato redatto. “Abbiamo fatto pure il regalo de 25”, è una delle frasi riportate negli atti. Per gli investigatori, il “regalo” farebbe riferimento a un ampliamento massimo del 25% dell’area industriale, oggetto di contestazione nel capo d’imputazione. L’obiettivo, secondo la Procura, sarebbe stato quello di consentire l’ampliamento del sito produttivo e garantire compensi consistenti ai soggetti coinvolti. Nell’ordinanza si sottolinea che gli indagati “hanno fatto mercimonio della loro funzione”, sfruttando il ruolo pubblico per favorire interessi privati. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, insieme all’utilizzo di un trojan informatico, avrebbero consentito di ricostruire una fitta rete di contatti tra Renio Monti, Domenico Monti e altri soggetti, finalizzati alla gestione e alla risoluzione di pratiche amministrative.
L’indagine trae origine da un esposto presentato cinque anni fa. Da lì è partita un’attività investigativa complessa che oggi ha portato alla richiesta di misure cautelari. Dalle carte emerge anche un altro elemento, ossia ì la segnalazione, in due distinte occasioni, di presunte anomalie da parte di un funzionario che avrebbe tentato di richiamare l’attenzione su quanto stava accadendo. Un episodio che, secondo quanto si apprende, alimenta interrogativi su chi fosse a conoscenza della situazione e su eventuali responsabilità ancora da chiarire.









