Nei giorni scorsi i finanzieri del Comando Provinciale di Latina hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari, emesso dalla Procura della Repubblica di Latina, nei confronti di tre dipendenti della Camera di Commercio e di altri otto soggetti, tra ragionieri e dottori commercialisti delle province di Roma e Latina. I soggetti sono indagati, a vario titolo e in concorso tra loro, per ipotesi di reato di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio.
Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Latina, traggono origine da un’attività investigativa avviata nel 2024, quando due funzionari della stessa Camera di Commercio furono arrestati per ipotesi corruttive. In quell’occasione furono eseguite perquisizioni e sequestri di dispositivi informatici e cellulari appartenenti agli indagati, il cui esame ha fatto emergere nuovi elementi di interesse investigativo.
Secondo quanto ipotizzato dall’accusa, un funzionario – già coinvolto nella precedente indagine e destinatario di misura cautelare – avrebbe continuato a svolgere operazioni illecite dietro compenso, agevolando diversi professionisti nello sbrigare pratiche amministrative di competenza camerale. Attraverso la piattaforma telematica “ComUnica”, utilizzando le credenziali personali di alcuni commercialisti compiacenti, l’uomo avrebbe velocizzato l’iter di pratiche come cessioni di quote, cambi di sede legale, depositi di bilanci e integrazioni di notizie, garantendo risultati in tempi ridotti e con costi molto inferiori rispetto ai normali canali professionali.
Un ruolo centrale viene attribuito anche a un ragioniere, indagato per riciclaggio, che avrebbe gestito i flussi di denaro tra i clienti e il pubblico funzionario, trasferendo le somme illecite tramite i propri conti bancari.
L’attività investigativa conferma l’impegno costante della Guardia di Finanza e della Magistratura pontina nel contrastare fenomeni di corruzione, a tutela dei cittadini e del corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione. Condotte di questo tipo, ricordano gli inquirenti, non solo generano un danno economico e una disparità di trattamento tra utenti, ma alterano anche le regole della concorrenza e compromettono l’efficienza dei servizi pubblici.
Si precisa infine che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione, per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza: nessuno può essere considerato colpevole fino al definitivo accertamento dei fatti con sentenza irrevocabile.









