Diffida di Latina Ambiente, Celentano:”Difenderemo ente e soldi dei cittadini”

«Una richiesta spaventosa che rappresenta il prezzo salatissimo che la nostra comunità rischia oggi di pagare per gli anni di pura improvvisazione e scelleratezza amministrativa della giunta Coletta». Non usa mezzi termini la sindaca di Latina, Matilde Celentano, per definire la maxi diffida da 41 milioni di euro notificata dalla Curatela fallimentare di Latina Ambiente. Una vera e propria «bomba ad orologeria contabile» arrivata a Palazzo Comunale e pronta ad aprire il baratro del dissesto finanziario per l’Ente capoluogo.

Di fronte a una stangata che comprende 18 milioni di quota capitale per le partite TIA 2006-2009 e i PEF, oltre a 20 milioni di interessi dal 2014 e 3 milioni di risarcimento danni, la prima cittadina rivendica la linea della fermezza e della tutela delle casse pubbliche. «L’attuale Amministrazione comunale è già al lavoro con gli uffici finanziari e legali del Comune per difendere in ogni sede l’ente e i soldi dei cittadini – assicura Celentano – verificando la fondatezza della pretesa della Curatela. Faremo di tutto per evitare che questa ‘stangata’ ricada sulle tasche delle famiglie di Latina».

Nel mirino del primo cittadino finiscono direttamente le scelte politiche della precedente gestione a guida Latina Bene Comune. «Durante l’Amministrazione Lbc – incalza la sindaca – si scelse di rifiutare la proposta di concordato preventivo da 13,4 milioni di euro, voltando le spalle a una soluzione gestibile e preferendo lo scontro e la rigidità ideologica. Non fu riconosciuto il credito che Latina Ambiente vantava nei confronti del Comune, affossando definitivamente ogni possibilità di salvataggio e portando la società pubblica al fallimento».

Un errore strategico che, secondo la ricostruzione di Celentano, trova radici precise anche nei passaggi consiliari del 2016, quando venne bocciata la mozione denominata “Operazione chiarezza”: «Invece di tutelare l’interesse pubblico e chiudere le partite aperte con pragmatismo e competenza, l’amministrazione di allora preferì rinviare, accumulare tavoli tecnici e nascondere la testa sotto la sabbia, lasciando maturare interessi oggi valutabili in 20 milioni di euro. Un atteggiamento d’irresponsabilità contabile e politica privo di precedenti».

Ora il Comune si trova di fronte a un bivio procedurale stretto: 15 giorni per nominare un RUP e 90 per tentare un accordo transattivo, prima che la vicenda finisca all’arbitrato ANAC. E mentre gli uffici tecnici spingerebbero per il muro contro muro (sostenendo persino un credito dell’Ente di 200mila euro), la linea politica dettata da Celentano e sostenuta dalla maggioranza resta quella di percorrere prioritariamente la strada della conciliazione, per disinnescare una bomba contabile che rischia di cancellare i servizi essenziali della città.