Frateschi, la Corte: “Sfruttò la fragilità dei minori per gli abusi”

La terza sezione della Corte d’Appello di Roma ha posto un sigillo giudiziario di estrema gravità sulla vicenda che ha sconvolto la comunità di Latina, confermando integralmente la condanna a 12 anni di reclusione per Alessandro Frateschi. Il cinquantenne, ex insegnante di religione presso il Liceo Scientifico Majorana ed ex diacono, era finito al centro di un’indagine della Procura e dei Carabinieri che aveva svelato un sistematico piano di violenze sessuali aggravate.

Le accuse vengono non solo da diversi suoi studenti, ma anche da altri due giovanissimi esterni all’istituto, tra cui figura anche il figlio di una coppia di amici di famiglia. La decisione dei magistrati di secondo grado ricalca quanto già stabilito nel luglio del 2024 dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Laura Morselli, le cui conclusioni sono state definite dai giudici capitolini del tutto condivisibili, specialmente nel riconoscere la piena attendibilità delle vittime.

Nelle motivazioni della sentenza, i magistrati hanno analizzato con estrema precisione la psicologia dell’imputato e le modalità con cui agganciava i ragazzi. Secondo i giudici, infatti, «appare evidente che ha sfruttato le fragilità dei minori. Elevato è stato il grado di coartazione esercitato sulle giovani vittime attraverso la posizione di predominanza dell’imputato che ha approfittato della fragilità psicologica dei minori in ragione dell’età e delle incapacità di mettere in atto meccanismi difensivi».

Un passaggio cruciale della sentenza si sofferma proprio sull’astuzia utilizzata dall’ex docente, definendo come «particolarmente subdolo è stato il meccanismo utilizzato per circuire un minore». I ragazzi non erano considerati dall’insegnante come soggetti da educare, bensì come vere e proprie «prede», scelte accuratamente in base alla loro vulnerabilità.

Il velo di apparente rispettabilità di Frateschi, descritto nelle cronache del tempo come un uomo assolutamente insospettabile, si era squarciato alla fine di gennaio del 2023. Fu allora che uno dei minori coinvolti trovò la forza di uscire dal silenzio e denunciare, una scelta dettata non solo dal trauma personale ma dalla volontà di proteggere i propri coetanei da ulteriori abusi, «dando in questo modo una prova di grande maturità» secondo quanto riportato dagli atti.

I giudici hanno rimarcato come le dichiarazioni dei giovani siano state precise, costanti nel loro nucleo essenziale e, soprattutto, caratterizzate da una totale assenza di enfatizzazione, elementi che hanno reso il quadro probatorio granitico contro l’ex diacono.

L’analisi della Corte si spinge poi a dettagliare il “modus operandi” del professore, il quale avrebbe tradito sistematicamente il patto di fiducia che lega un educatore ai propri discenti. Frateschi, si legge nelle carte, «ha abusato del suo ruolo di insegnante e della fiducia carpita dai minori, adulandoli e circuendoli, facendoli sentire degni di entrare nel suo circolo virtuale di amici stretti, avendo con loro conversazioni di contenuto sessuale e mostrandogli foto intime, arrivando, nel caso di un minore ad un chiaro tentativo di approccio sessuale». Queste azioni non erano incidenti isolati, ma facevano parte di «comuni strategie di approccio chiaramente finalizzate a creare le condizioni per agire indisturbato», gesti che per i giudici rappresentano «elementi fortemente sintomatici dell’intensità del dolo dell’imputato», ovvero della sua piena e lucida volontà di commettere il reato.