Inchiesta sulle supercar, indagati davanti al gip: tutti scelgono il silenzio

Nessuna risposta alle domande del giudice. È questa la linea scelta da Alessandro Agresti e dagli altri tre indagati comparsi davanti al gip Barbara Cortegiano, chiamata a pronunciarsi sull’adozione di eventuali misure cautelari nell’inchiesta su un presunto sistema di intestazioni fittizie e autoriciclaggio legato al mercato delle auto di lusso. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso degli interrogatori preventivi.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano e condotta dai Carabinieri, ruota attorno a una galassia di società che, secondo l’accusa, farebbero capo all’imprenditore quarantenne attraverso l’uso di prestanome. Al centro del presunto meccanismo ci sarebbe l’autosalone VipMotors di via Mameli, ritenuto dagli investigatori il fulcro operativo di un’attività volta a eludere controlli e schermare patrimoni.

Tra le persone indicate come intestatarie formali figurano il padre di Agresti, Maurizio, la compagna Mery Teresina De Paolis e un collaboratore di fiducia, Cristiano Di Nuzzo. Quest’ultimo risulterebbe titolare dell’autosalone soltanto sulla carta. Le società a loro intestate, secondo le risultanze investigative basate su intercettazioni e verifiche documentali, sarebbero state di fatto dirette e amministrate dallo stesso Agresti.

Parallelamente alla richiesta di misure personali, la Procura ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo dell’intero patrimonio ritenuto riconducibile all’imprenditore. Il provvedimento ha colpito diciannove immobili tra Latina, Anzio e Roma, otto società e un parco veicoli composto da quasi cento mezzi, tra supercar e vetture di alta gamma, per un valore complessivo stimato intorno ai nove milioni di euro.

Secondo l’ipotesi accusatoria, l’articolata struttura societaria sarebbe servita non solo a sottrarre beni a eventuali misure di prevenzione patrimoniale, ma anche a occultare la provenienza di capitali ritenuti frutto di attività illecite. Accuse che ora attendono il vaglio del giudice.

Al termine degli interrogatori, il gip Barbara Cortegiano si è riservata la decisione sulle misure cautelari richieste dalla Procura.