Si chiude con una condanna a cinque anni e quattro mesi il processo a carico di Angelo Travali, imputato davanti al Tribunale di Latina per un’estorsione da 40mila euro e per un violento episodio di aggressione risalente al 2014.
La sentenza è stata pronunciata dal Collegio Penale presieduto dal giudice Mario La Rosa, al termine di una lunga camera di consiglio. Il pubblico ministero Francesco Caporotundo aveva richiesto una pena più severa, pari a sei anni di reclusione, mentre i difensori, gli avvocati Giancarlo Vitelli e Pasquale Cardillo Cupo, avevano sostenuto l’assoluzione.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i fatti si sarebbero verificati tra Latina e Cisterna, dove la vittima, un uomo residente nella città dei butteri, sarebbe stata aggredita sotto casa dall’imputato per un debito legato al traffico di stupefacenti. Il pestaggio, descritto come particolarmente violento, avrebbe incluso colpi inferti con un oggetto contundente e calci al volto.
Nel corso del procedimento non sono mancati colpi di scena. Durante l’istruttoria dibattimentale, infatti, la persona offesa aveva ritrattato le accuse, dichiarando di non ricordare quanto accaduto e sostenendo di non aver mai conosciuto Travali. L’uomo aveva inoltre disconosciuto le dichiarazioni rese in precedenza ai Carabinieri, arrivando a negare anche la propria firma sui verbali. Una posizione che aveva spinto il pubblico ministero Antonio Sgarrella a chiedere la trasmissione degli atti per valutare l’ipotesi di falsa testimonianza.
La Procura, tuttavia, ha sempre sostenuto che la vittima si trovasse in una condizione di soggezione nei confronti dell’imputato, elemento ritenuto compatibile con il cambio di versione in aula.
Il procedimento si è concluso a distanza di dodici anni dai fatti contestati, inserendosi in un quadro giudiziario più ampio che riguarda Travali. Nel gennaio 2025, infatti, era già arrivata una condanna a 12 anni nell’ambito dell’inchiesta “Reset” della Direzione Distrettuale Antimafia, per episodi di estorsione aggravati dal metodo mafioso.
Proprio su questo filone, il processo d’appello riprenderà nel mese di luglio, quando è attesa la requisitoria del magistrato Francesco Gualtieri. Nell’indagine “Reset”, Travali è indicato come figura di vertice del sodalizio criminale insieme al fratello e allo zio Costantino Di Silvio, detto “Cha Cha”.









