Latina, in opposizione volano gli stracci. Così Coletta resta a galla

Il sindaco Damiano Coletta

Volano gli stracci attorno a Coletta. La maggioranza del sindaco di Latina è piena di falle, ma nessuno se la sente di provocare l’affondamento. Certo, non ci sono i numeri, ma nemmeno la volontà. Il Pd si è già tirato fuori dalla sottoscrizione di un’eventuale mozione di sfiducia, confermando il proprio ruolo all’opposizione e lanciando un distinguo dai partiti di destra, Lega e Fratelli d’Italia di Latina, per la loro “vicinanza” ai clan.

Un’accusa da Procura della Repubblica, oppure una diffamazione. Delle due l’una replica duramente il senatore Nicola Calandrini che all’interno dell’assise civica ha mantenuto nonostante l’incarico a Palazzo Madama il suo ruolo di consigliere comunale. “Ma poi, chi ha mai parlato di mozione di sfiducia? Non se ne è neanche parlato”, afferma Calandrini sottolineando la fretta e l’ansia dei dem di dichiarare su tutto e su tutti esprimendo opinioni su cose inesistenti.

“È singolare che il Pd dica di non firmare mozioni di sfiducia a Coletta senza che nessuno glielo abbia chiesto – rincara la dose il capogruppo di Fratelli d’Italia Andrea Marchiella -. Come altrettanto singolare è la motivazione, di non voler stare con Fratelli d’Italia. Sarebbe invece opportuno che il Pd venisse allo scoperto e ammettesse che non ha alcun interesse ad andare contro il sindaco a viso aperto, perché non può farlo dal momento che un suo esponente è dato da più parti come prossimo nuovo ingresso nella giunta di Coletta o nel suo staff. In questa posizione imbarazzante al Pd non sono rimasti che gli attacchi a titolo gratuito, che respingiamo fermamente al mittente”.

E sul’attacco e sulle considerazioni sui partiti di destra, Calandrini non ci passa sopra: “Ricordo agli esponenti del Pd che se sono a conoscenza di fatti e circostanze di tale portata, non devono fare dichiarazioni alla stampa ma andare alla Procura della Repubblica. Altrimenti siamo all’offesa gratuita del diverso pensare. Se in Fratelli d’Italia qualcuno ha sbagliato, pagherà personalmente come è giusto che sia, come accaduto ai diversi esponenti Pd regionali e nazionali che si sono trovati ad affrontare procedimenti giudiziari. Ma guai ad infangare il nome di Fratelli d’Italia e ad accostarlo a clan criminali da cui siamo lontani nel modo più assoluto. Sono certo e ribadisco la correttezza di tutti i militanti e degli elettori del partito. Richiamo il Partito Democratico al rispetto civile degli avversari politici. La criminalizzazione dell’avversario – conclude il senatore Calandrini – è uno strumento politico di chi millanta una democraticità che non ha”.

“Il Pd utilizza lo stesso metodo di Lbc – dichiara il coordinatore comunale Gianluca Di Cocco -, spara nel mucchio senza distinzione. Gli alleati di Lbc sono proprio loro. Respingiamo le accuse al mittente. Il PD non ha argomentazioni da presentare alla città e può solo screditare gli avversari. Per noi Lbc è uguale al Pd. Difendo il partito e prendo le distanze da clan. Come Fratelli d’Italia stiamo lavorando a un’alternativa concreta per l’amministrazione della città di Latina e continueremo a farlo”.

Le nuove polemiche ai bordi dell’amministrazione comunale sembrano quasi aver dimenticato la questione di fondo: un governo in affanno non solo sulle questioni storicamente pesanti, sull’Abc, ma anche su quasi tutti gli altri servizi, al di là della ciclica perdita di assessori. L’elenco lo fa la Lega, partito di cui è ancora capogruppo consiliare il neo eurodeputato Matteo Adinolfi.

Fa la lista delle cose che non vanno in città, con dovizia di particolari, parla dei dirigenti scelti dal primo cittadino e poi costretti alla fuga, dei dipendenti ingiustamente accusati del flop della maggioranza, dei contributi regionali persi, del fallimento dell’operazione dell’Abc e tutta la messa cantata. Ma il vero obiettivo del Carroccio, nel comunicato stampa di oggi pomeriggio, sembra essere quello di demolire la reputazione di Carla Amici, l’ex primo cittadino di Roccagorga, esponente del Pd, che a titolo probabilmente personale (visto che il Partito democratico locale e provinciale ha ribadito che i dem a Latina stanno all’opposizione) avrebbe avuto colloqui con il sindaco per un presunto posto in giunta, ipotesi irrobustitasi dopo le dimissioni di Giulia Caprì, oppure ai vertici dell’azienda speciale Abc, o ancora nello staff del sindaco.

La Lega la lista la fa anche per Amici, citando incarichi nelle aziende pubbliche di Aprilia e Terracina, super remunerati, e relativi inghippi di natura giudiziaria. Quanto basta al coordinamento comunale della Lega per “stigmatizzare” le scelte del sindaco augurandosi che anche gli esponenti della sua maggioranza “prendano atto del fatto che l’operato del primo cittadino, e del suo più stretto cerchio di collaboratori, sta portando la città verso un baratro sempre più profondo”.

Ora, premesso che il sindaco non risulti abbia ancora scelto Carla Amici, perché colpire il capitano di Lbc attraverso un nuovo potenziale assessore, un’altra donna? Ma non era sufficiente citare la coppia di comando all’interno del palazzo, non bastavano gli errori della giunta in carica ? L’attacco del Pd a Lega e Fratelli d’Italia era proprio necessario per confermare il proprio ruolo all’opposizione? Serviva cercare contatti con il clan Ciarelli-Di Silvio per dire che che un’eventuale mozione di sfiducia a Coletta i dem non l’avrebbero firmata? A Fratelli d’Italia serviva uno sfogo così lungo per azzittire il Pd invece di impallinare mister Coletta? E Forza Italia che fine ha fatto? Tutti questi interrogativi per spiegare per quale ragione Coletta, nonostante il disastro, non affonderà. Per ora.

 

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