Un rapporto di lavoro durato quasi due decenni, costruito tra contratti diretti e somministrazione, si è interrotto bruscamente, sollevando un duro confronto tra sindacato e azienda. Al centro della vicenda c’è un lavoratore impiegato a lungo nello stabilimento Janssen Cilag di Latina, la cui posizione non è stata rinnovata dopo anni di attività continuativa.
A denunciare la situazione è il segretario generale della CISL Latina, Roberto Cecere, che parla di un caso emblematico per il territorio e per l’intero sistema occupazionale.
“Ci sono interruzioni di contratto che non si limitano a interrompere uno stipendio, ma frantumano la dignità. Quello che la Janssen Cilag di Latina ha inferto a un lavoratore somministrato non è una semplice scelta aziendale: è un atto di violenza civile. È lo schiaffo di un gigante a chi è stato trattato come un numero usa-e-getta, un’offesa diretta al valore del lavoro e a quel patto di rispetto scritto nel cuore della nostra Costituzione.”
Secondo il sindacato, il lavoratore avrebbe prestato servizio per circa 19 anni senza mai ottenere una stabilizzazione definitiva. Una situazione che, secondo Cecere, rappresenterebbe un uso improprio degli strumenti contrattuali.
“Per vent’anni è stato il lavoratore perfetto: presente, esperto, silenzioso. I problemi sono iniziati quando ha deciso di smettere di essere un numero e ha iniziato a pretendere il rispetto della legge e dei contratti. Per anni ha chiesto ripetutamente la stabilizzazione di un rapporto di lavoro che di ‘temporaneo’ non aveva più nulla dal secolo scorso. La risposta della azienda? Il gelo. Il rifiuto di ogni contatto. E infine, il benservito.”
Nel mirino finisce in particolare il ricorso prolungato alla somministrazione di lavoro, ritenuto dal sindacato una pratica ormai strutturale.
“È accettabile che un’azienda possa affittare un uomo per vent’anni e poi gettarlo in mezzo a una strada senza conseguenze? È questo il modello di flessibilità che le nostre istituzioni hanno votato e autorizzato?” incalza Cecere.
Dura anche la presa di posizione della Felsa CISL di Latina. Il segretario provinciale Marco Luppi parla apertamente di un caso che potrebbe andare oltre la dimensione sindacale.
“È un’epurazione in piena regola: hanno colpito il nostro delegato per educare la massa. Un licenziamento che ha il sapore amaro della ritorsione politica e dell’abuso di potere.”
La vicenda, secondo il sindacato, è destinata a spostarsi anche sul piano istituzionale.
“Questa vicenda uscirà dai cancelli della fabbrica per entrare nelle aule del Consiglio Regionale e del Parlamento. Non è più solo una vertenza sindacale, è un caso politico nazionale.”
Dopo anni di tentativi di confronto, spiegano le sigle, si profila ora la strada legale.
“Come CISL e FeLSA CISL di Latina non permetteremo che questa vicenda cada nel silenzio dei corridoi aziendali. Facciamo appello alle Istituzioni, a ogni livello, affinché intervengano su quella che è una vera e propria ferita sociale. Se la JANSSEN pensa di aver chiuso una pratica, sappia che ha appena aperto un caso che non si chiuderà finché non sarà fatta giustizia.”









