Latina, tensione al centro di accoglienza: pistola e minacce contro alcuni stranieri

Un blitz, poche frasi cariche di tensione e poi la fuga. È quanto accaduto al centro di accoglienza del pronto intervento sociale di via Don Morosini, a Latina, dove un uomo si è presentato impugnando una pistola – vera o presunta – e ha rivolto minacce contro alcuni rifugiati e richiedenti asilo che frequentano la struttura gestita dalla cooperativa Astrolabio.
L’allarme è scattato immediatamente al numero unico 112 e sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, ma quando le pattuglie della Volante sono arrivate l’uomo si era già dileguato. Restano ancora molti punti da chiarire, a partire dalla natura dell’arma: secondo i testimoni, tra operatori sociali e ospiti del centro, l’oggetto appariva del tutto simile a una pistola autentica, anche se non è escluso che potesse trattarsi di una replica.
Dalle prime testimonianze è emerso che l’autore delle minacce sarebbe un uomo italiano, riconoscibile dall’accento locale. Avrebbe anche pronunciato il proprio nome e indirizzato le intimidazioni verso uno specifico straniero, senza che sia stato possibile accertare se quest’ultimo fosse presente all’interno della struttura in quel momento.
Le indagini sono ora affidate alla Squadra Mobile, che ha avviato l’acquisizione delle immagini di videosorveglianza della zona e l’ascolto dei presenti. Gli investigatori stanno valutando un possibile collegamento con un grave episodio avvenuto pochi giorni prima di Natale in via IV Novembre: una lite degenerata tra un 33enne di Latina e un ventenne tunisino, culminata in un accoltellamento.
In quell’occasione, secondo la ricostruzione, il 33enne – con precedenti penali – avrebbe colpito al volto il giovane, che avrebbe reagito estraendo un taglierino e ferendolo in più punti. Il ventenne, richiedente asilo, è un frequentatore dello stesso centro di accoglienza, un dettaglio che rafforza l’ipotesi investigativa di una possibile vendetta alla base del gesto intimidatorio.
Un quadro ancora in evoluzione, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo mentre proseguono gli accertamenti per identificare l’autore delle minacce e chiarire la reale portata dell’episodio.