E’ al vaglio della magistratura quanto accaduto nella notte tra venerdì e sabato in via Caradonna a Priverno. Proprio lì dove è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza del 118 per una grave emorragia ai danni di una donna di 40 anni. Nessuno sapeva però che una volta giunti sul posto, i soccorritori si sarebbero trovati di fronte ad una situazione ben diversa da quella descritta, con la donna che in realtà era in fase di parto.
Da quel momento è scattata la corsa verso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, ma durante il tragitto il feto è stato espulso. I soccorritori non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Secondo una prima valutazione medica, non si sarebbe trattato di un parto vero e proprio, ma di un’espulsione spontanea successiva alla morte del feto, che potrebbe risalire alle 24-48 ore precedenti. Una volta giunta in ospedale, i medici del pronto soccorso hanno certificato il decesso della bimba. A colpire particolarmente il personale sanitario è stato l’atteggiamento della donna, che avrebbe negato di sapere di essere incinta, sostenendo di non essersi mai resa conto della gravidanza. La 40enne vive a Priverno con una figlia già adulta.
Proprio questo comportamento, definito dai sanitari anomalo e poco collaborativo, ha portato ad allertare il personale di polizia presente in ospedale. Gli agenti hanno informato il pubblico ministero di turno, facendo scattare automaticamente gli approfondimenti investigativi. La Procura di Latina ha aperto un fascicolo per chiarire tutti gli aspetti della vicenda, a partire dalle ore precedenti alla chiamata al 118. Gli accertamenti dovranno stabilire se la gravidanza fosse effettivamente sconosciuta o se si sia trattato di una gravidanza non voluta e tenuta nascosta.









