Omicidio Gloria Pompili, sfilano i testi: la sentenza prevista per ottobre

furti in villa

E’ prevista per ottobre la sentenza per l’omicidio di Gloria Pompili, la ragazza di 23 anni costretta a prostituirsi e picchiata quotidianamente perché cercava di sfuggire a quel destino. L’ultimo pestaggio le è stato fatale, qualcuno l’ha abbandonata, il 23 agosto scorso, sulla Monti Lepini, nel comune di Priverno, dopo aver capito che sarebbe morta.

Con lei in auto c’erano i suoi bambini, che l’hanno vista sentirsi male, che hanno sentito i suoi lamenti, le sue urla. Bambini che a quanto pare sarebbero stati picchiati a loro volta, appesi in una gabbia fuori da un balcone, tenuti in una condizione di soggezione e paura.

Il processo è alle fasi conclusive. Oggi si è tenuta un’altra udienza davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Latina, presieduta dal giudice Soana. In un’aula senza aria condizionata, davanti alle telecamere, sono comparsi alcuni testimoni. Il padre della zia di Gloria, Loide Del Prete, imputata con l’accusa di omicidio insieme al marito Saad Mohamed Elesh Salem e al fratello di quest’ultimo (che aveva sposato la 23enne per il permesso di soggiorno).

L’uomo ha raccontato, in un italiano stentato, che prima che Gloria fosse uccisa, la figlia lo avrebbe chiamato più volte perché andasse a prenderla. La donna gli avrebbe spiegato di essere tenuta sotto scacco, sequestrata dal marito. il teste ha anche aggiunto che avrebbe visto i segni delle botte su Gloria e su Loide. In qualche modo ha confermato la deposizione della zia della 23enne della scorsa udienza. In quella occasione Loide Del Prete aveva accusato il marito di essere un violento e di tenere le due donne soggiogate. Il ragazzo egiziano, però, aveva detto il contrario e che sarebbe stata la moglie ad aver architettato tutto, ad aver pensato e costretto la vittima a prostituirsi per avere più soldi. Non sarà facile per la giuria capire i vari ruoli dei soggetti coinvolti.

Oggi è stato ascoltato anche un poliziotto intervenuto nella casa dove abitavano tutti insieme perché Gloria era stata picchiata. In quel caso la ragazza aveva raccontato che avevano occupato un appartamento dell’Ater e che a malmenarla sarebbero stati due uomini albanesi.

E’ stato sentito anche il titolare di un bar in cui la 23enne e il marito andavano spesso anche con i bambini. L’uomo ha detto che erano sereni e teneri anche con i piccoli. La difesa punta in questo caso a far capire che il marito di Gloria non abbia avuto un ruolo attivo nella vicenda. Difficilmente poteva non sapere cosa avvenisse in casa, anche se ha raccontato di uscire presto per andare a lavorare e di tornare soltanto per dormire.

Al termine dell’udienza il presidente della Corte d’Assise ha rinviato al prossimo 13 settembre per finire di sentire i testimoni e per la requisitoria del pubblico ministero, Valentina Giammaria, e la discussione degli avvocati di parte civile. Un’altra data è stata quindi fissata per l’arringa del collegio difensivo e per la sentenza, prevista per l’11 ottobre.