Rivolta in carcere a Latina, il processo slitta a settembre: sei imputati

Casa circondariale di Latina

Slitta al 18 settembre, davanti al terzo collegio del Tribunale di Latina presieduto dal giudice Mario La Rosa, il processo sulla rivolta scoppiata nel carcere del capoluogo nell’ottobre 2025. L’udienza prevista per l’11 giugno è stata rinviata per il legittimo impedimento di uno degli imputati, il pregiudicato Matteo Baldascini, facendo così slittare l’avvio del dibattimento.

La vicenda giudiziaria nasce da un’indagine complessa che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe ricostruito una vera e propria rivolta interna alla casa circondariale di Latina avvenuta il 28 ottobre 2025, con danni, incendi e aggressioni al personale della polizia penitenziaria.

L’inchiesta era stata chiusa a gennaio dalla Procura di Latina, guidata dalla procuratrice aggiunta Luigia Spinelli insieme al sostituto Valentina Giammaria, e successivamente il GUP Giuseppe Cario aveva disposto il rinvio a giudizio dei sei imputati.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, quella sera alcuni detenuti avrebbero dato avvio a una forma di protesta all’interno della sezione detentiva, inizialmente con battiture alle inferriate, per poi degenerare in una rivolta vera e propria dopo il ritiro di uno specchio da parte del personale. Da quel momento la situazione sarebbe precipitata: distruzione di arredi, incendi di lenzuola e materiali di fortuna, fino al tentativo di utilizzare una bomboletta di gas che avrebbe potuto causare un’esplosione.

Le fasi concitate avrebbero costretto la polizia penitenziaria a intervenire rapidamente con estintori e operazioni di contenimento, evitando conseguenze più gravi e riportando la situazione sotto controllo. L’evento ha provocato anche la sospensione temporanea del servizio di somministrazione dei farmaci ad altri detenuti e la contestazione, a carico di alcuni imputati, dell’interruzione di pubblico servizio.

Tra gli imputati figurano diversi soggetti già noti alle cronache giudiziarie locali, tra cui Mattia Spinelli e lo stesso Baldascini, oltre a Nico Mauriello, Marius Octavian Nedelcu, Giuseppe Marcellino e Francesco Manauzzi. Secondo l’accusa, alcuni di loro avrebbero partecipato attivamente alla rivolta e, in episodi distinti, anche ad aggressioni interne ai danni di altri detenuti.

Nel corso delle indagini sono stati ricostruiti anche episodi di violenza e minacce, con l’uso di oggetti contundenti e aggressioni fisiche, oltre a presunti tentativi di intimidazione nei confronti di altri reclusi per impedirne la collaborazione con gli inquirenti.

Gli imputati, nel corso degli interrogatori, si sono in parte avvalsi della facoltà di non rispondere. Dopo le misure cautelari iniziali, alcuni di loro sono stati trasferiti in altri istituti o sottoposti a regimi restrittivi diversi.

Il procedimento, che si preannuncia complesso, entra ora nella fase dibattimentale. L’udienza di settembre segnerà l’avvio del confronto in aula su una vicenda che, secondo l’impianto accusatorio, racconta un episodio di forte criticità interna alla struttura penitenziaria e un tentativo di controllo e intimidazione all’interno del carcere.