Rivolta in carcere, la Cassazione conferma la custodia cautelare per Mattia Spinelli

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di Mattia Spinelli, confermando quindi la custodia cautelare in carcere per il ventunenne coinvolto nell’inchiesta sulla rivolta scoppiata all’interno della Casa Circondariale di via Aspromonte a Latina.

I legali del giovane, gli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, avevano già impugnato il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame di Roma, ottenendo un accoglimento solo parziale dell’istanza ma senza riuscire a far revocare la detenzione. Successivamente avevano portato il caso davanti alla Suprema Corte, che ora ha respinto definitivamente il ricorso. Le motivazioni della decisione saranno depositate nei termini previsti dalla legge.

Spinelli è considerato dagli investigatori, insieme al gemello Yuri e ad altri presunti sodali, uno dei riferimenti della piazza di spaccio dei cosiddetti palazzi “Arlecchino”, smantellata negli scorsi mesi da diverse operazioni antidroga. Per i fatti legati alla sommossa in carcere è già stato rinviato a giudizio insieme a Matteo Baldascini e Nico Mauriello, ritenuto tra i collaboratori più fidati dei fratelli Spinelli.

Secondo l’accusa, i tre avrebbero approfittato di un momento di forte tensione all’interno dell’istituto penitenziario, nato dopo la decisione dell’amministrazione di sospendere l’apertura delle celle durante il giorno, misura introdotta durante l’emergenza pandemica, per scatenare la rivolta. Il pretesto sarebbe stato il sequestro, da parte di un agente, di uno specchietto utilizzato per osservare l’esterno della cella.

Durante i disordini sarebbero stati lanciati oggetti e persino coperte incendiate, con l’ulteriore conseguenza di ostacolare la somministrazione di farmaci ad alcuni detenuti. Per la pubblica accusa l’episodio si inserirebbe in una strategia più ampia finalizzata ad assumere il controllo della sezione del carcere e ad imporsi sia sugli altri detenuti sia sul personale di polizia penitenziaria.

Nel processo saranno giudicati anche Octavian Marius Nedelcu, Giuseppe Marcellino e Francesco Manauzzi, accusati a vario titolo di violenza e minacce agli agenti, lesioni, danneggiamento mediante incendio e minacce nei confronti di un altro detenuto.