Schiff, assolti i militari: non fu nonnismo, ecco perché

Il 6 ottobre, con formula piena, cade ogni accusa di abusi su Giulia Schiff, che denunciò il rito post-brevetto – sollevamento contro un’ala d’aereo, pacche con ramoscelli e immersione in piscina.

Il giudice esclude nonnismo: «Sul banco degli imputati non c’è il battesimo di volo ma un singolo fatto che si inserisce in questo contesto che ha visto la partecipazione di Giulia Schiff e dei suoi paricorso imputati – ha scritto – deve sgomberarsi il campo da ogni interpretazione dei fatti che esula dal compito assegnato alla giurisdizione e giudicare i fatti nella loro rilevanza penale senza sconfinare in valutazioni morali di sorta».

Il consenso iniziale emerge dal video cruciale: «Il video ci dà una rappresentazione inequivoca di come Giulia Schiff, una volta sull’ala dell’aereo si sia lasciata andare sulle braccia dei suoi paricorso, dimostrando l’inesistenza di un’eventuale costrizione, quanto meno iniziale nel momento in cui ha avuto inizio il “battesimo del volo” nessuna violenza o minaccia può essere ascritta agli imputati che si sono limitati ad accogliere Giulia Schiff e a trasportarla».

Solo dopo, durante il percorso alla piscina, partono dissenso e urla (“full stop”), legate al dolore delle pacche e non al rito, già vissuto da Schiff nei giorni precedenti.

«Nessun giudizio morale sarà espresso sul battesimo del volo, una prassi su cui si sono concentrate la quasi totalità delle prove dichiarative, nè l’esito assolutorio e di proscioglimento deve essere letto come un’approvazione di questa pratica, goliardica o meno secondo le diverse sensibilità».

Prove fotografiche e video confutano danni seri: «E’ la partecipazione attiva di Giulia Schiff appena due giorni dopo al battesimo del volo di altri compagni di corso, dimostra l’assenza di una limitazione funzionale organica significativa. Le foto ritraggono Giulia Schiff due giorni dopo i fatti, il 6 aprile 2018, prendere parte attivamente al rito post brevetto del collega Farulli e prendere in braccio la collega Picone – è scritto – dopo che ha ottenuto il brevetto, tenendo comportamenti che, in caso di apprezzabile compromissione delle funzionalità corporee, non avrebbe certamente potuto assumere. Il 7 aprile 2018, è sorridente mentre piega il busto in palestra insieme ad alcuni colleghi».
«L’esito del giudizio in senso favorevole agli imputati si basa essenzialmente su argomentazioni in diritto – è riportato – sui rapporti tra le norme in contestazione e sul ruolo del consenso. La ricostruzione del fatto è lineare e priva di dubbi».

Liberati Andrea Angelelli, Leonardo Facchetti, Joseph Garzisi, Luca Mignanti, Matteo Pagliari, Ida Picone, Andrea Farulli e Gabriele Onori, dopo un processo quadriennale con pm Antonio Sgarrella (che invocò un anno di pena: “La volontà di Giulia Schiff è stata azzerata”) e parte civile di Massimiliano Strampelli (“una imboscata”). Difese vincenti di Michela Scafetta, Pietro Antonio Siciliano e altri: «La giustizia non è vendetta ma ricerca di equilibrio e l’equilibrio è un’assoluzione […] c’era il consenso». Schiff, senza commenti post-sentenza, aveva detto al Corriere: «Quelle erano frustate e io non avevo dato il consenso». Testimoni chiave: Elisabetta Trenta e ufficiali.