Resta in carcere Giovanni Costa, il 46enne di Latina residente a Borgo San Michele che nei giorni scorsi si era barricato nella propria abitazione di via Selcella dopo una serie di minacce rivolte ai vicini e l’aggressione a un residente.
L’uomo, assistito dagli avvocati Marco Nardecchia e Patrizio Panini, è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Gaetano Negro, per l’interrogatorio di convalida. Al termine dell’udienza il giudice ha convalidato il fermo e ha confermato la misura cautelare in carcere, come richiesto dal pubblico ministero Aiello.
Durante l’interrogatorio Costa ha fornito la propria versione dell’accaduto. Ha ammesso di aver colpito il vicino con il calcio di una pistola, sostenendo però che si trattasse di un’arma giocattolo e di aver agito per difendersi. Secondo il suo racconto, il 73enne gli avrebbe aizzato contro il cane e lui avrebbe reagito per paura.
L’episodio risale a domenica scorsa, quando la Polizia era intervenuta a Borgo San Michele dopo le segnalazioni dei residenti. In un primo momento gli agenti della Squadra Volante erano stati chiamati per un rogo acceso nella proprietà dell’uomo: Costa avrebbe dato fuoco al tronco di un albero, provocando una colonna di fumo che aveva creato allarme nella zona.
Poco dopo la situazione era degenerata. Il 46enne, secondo quanto ricostruito, avrebbe impugnato un fucile e minacciato alcuni vicini, che da tempo accusava della morte di un suo gatto, forse ucciso da un cane. Uno dei residenti, un uomo di 73 anni, era intervenuto nel tentativo di calmarlo, ma sarebbe stato colpito al volto con una pistola. Per lui si era reso necessario il trasporto in ospedale, dove gli sono stati applicati alcuni punti di sutura al naso.
All’arrivo delle pattuglie, Costa si era chiuso in casa, dando il via a una lunga trattativa. La zona era stata isolata ed era intervenuto anche un negoziatore della Polizia. Solo dopo alcune ore la situazione era rientrata e gli agenti avevano potuto procedere agli accertamenti nell’abitazione.
Nel corso della perquisizione erano state trovate diverse armi: coltelli, pugnali, una scacciacani, una pistola automatica, armi da softair, un fucile ad aria compressa e un’arma artigianale clandestina, costituita da una canna modificata con un sistema di percussione. Davanti al giudice, l’indagato ha sostenuto che le armi appartenessero al padre defunto e di non aver mai visto prima l’arma clandestina.
Diversa la versione del vicino ferito, che ha raccontato di essere uscito di casa perché preoccupato per la figlia, presente in quel momento nei pressi dell’abitazione. Secondo il suo racconto, Costa avrebbe urlato minacce e gli avrebbe puntato contro il fucile prima di rientrare in casa e tornare con una pistola, con la quale lo avrebbe poi colpito al volto.
La permanenza in carcere è stata disposta tenendo conto dei precedenti specifici legati alle armi, del rischio di reiterazione del reato e della valutazione della pericolosità sociale.









