Spaccio dentro e fuori dal carcere, i Travali continuavano a gestire il gruppo

Dal carcere di Latina i due fratelli Angelo e Salvatore Travali avrebbero continuato a gestire il gruppo criminale all’esterno, e la droga riusciva ad arrivare anche nell’istituto penitenziario di via Aspromonte. Il tutto sarebbe stato possibile grazie a due agenti penitenziari, un ispettore ora in pensione e un assistente capo, che avrebbero fatto da tramite in cambio di denaro e di sostanze stupefacenti.

Quella di oggi, 16 settembre, è stata un’operazione importante, ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Latina, Gabriele Vitagliano, “proprio perché era necessario ripristinare il significato sociale di alcune sentenze del tribunale che non avevano più efficacia”. Nonostante i due Travali siano stati infatti condannati nel processo “Don’t touch” e stiano scontando la pena, sarebbero riusciti a comunicare con l’esterno e a riorganizzare il gruppo. 

Insieme ad altre persone arrestate questa mattina (in tutto sono 34), e in particolare la Angelo Petrillone e i due figli, avrebbero riconquistato un’area per lo spaccio che da Pontinia arrivava a Latina, fino ai monti Lepini.

All’interno del carcere i detenuti riuscivano a farsi spostare di cella per comunicare con altri, si facevano portare droga e cibo raffinato, fino ad organizzare un pranzo a base di astice. Da qui il nome dell’operazione: “Astice”, appunto. Quando serviva l’ispettore di polizia penitenziaria, secondo le accuse, avrebbe fatto usare il suo telefono di cellulare ai detenuti, per parlare con l’esterno. C’era anche una sorta di tariffario, per pagare certi favori.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Latina, in collaborazione con la polizia penitenziaria del capoluogo pontino, la “talpa”, Franco Zinni, 56 anni, di Roma, avrebbe raccolto da questa sua attività extra 12mila euro. L’assistente, invece, avrebbe avuto in cambio alcune dosi di cocaina.

Arrestati anche altri nomi già noti, tra i quali Massimiliano Del Vecchio e Gennaro Amato. Due delle 34 persone non sono state trovate. Uno di loro è Salvatore di Girolamo affiliato secondo gli inquirenti al clan Di Lauro di Secondigliano. L’uomo era già stato arrestato nel 2012 a Terracina.

Le indagini sono partite nel 2017. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Latina, Giuseppe Cario, su richiesta dei pubblici ministeri Giuseppe Bontempo e Valerio De Luca. I reati contestati a vario titolo sono corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata, ricettazione, detenzione illegale e spaccio aggravati di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di arma da sparo.

La video-intervista al colonnello Vitagliano. A seguire i nomi dei destinatari delle misure cautelari e la consegna spontanea dei due indagati sfuggiti al blitz. 

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