Tassa di soggiorno al Circeo, la Lega: “Minori incassi, misura anticrescita”

“Gli incassi derivanti dall’imposta di soggiorno sono al di sotto delle aspettative”. Avanzino Capponi, coordinatore della Lega San Felice Circeo, dichiara che il Comune “ha incassato il 16% in meno di quanto aveva previsto, 50mila euro, in sede di approvazione del Documento unico di programmazione (Dup) relativo al triennio 2019/2021”.

“Si tassa il turismo mentre si dovrebbe cercare di ricostruire il flusso turistico attraverso l’adozione di un modello di sviluppo programmato e condiviso”, precisa Capponi.

L’esponente del Carroccio afferma che “non è una percorso semplice da intraprendere visto il notevole crollo turistico, in termini di presenze, registrato nella recente stagione estiva, e vista la totale assenza di pianificazione e programmazione del rilancio del turismo al Circeo”.

“Non è semplice nemmeno doversi confrontare – aggiunge – con una crisi economica generale che comunque orienta le preferenze dei turisti in luoghi nei quali l’offerta sia maggiormente competitiva intesa nel complesso del comparto di riferimento.
Proprio in ragione di ciò non si può pensare di tassare, seppur applicando una imposta di soggiorno largamente utilizzata dagli altri enti a vocazione turistica, il flusso, nella fattispecie di San Felice Circeo perché ciò costituirebbe un ulteriore disincentivo alla permanenza sul nostro territorio data la congiuntura economica locale”.

La ricetta della Lega è che “in tempi di crisi non si tassa ma si agevola”. “E a maggior ragione ciò diventa necessario – continua Capponi – se consideriamo la totale assenza di un preciso modello di sviluppo turistico e territoriale”.

Quarantaduemila euro di incassi su 50mila previsti, per il leghista testimonia il fallimento di questa “misura anticrescita introdotta con una tempistica assolutamente sbagliata, in una fase in cui bisognerebbe, invece, prima di tutto ricostruire il flusso turistico”.

“Gli incassi minori confermano – conclude Capponi – quanto avevamo ampiamente sostenuto all’atto della istituzione di questa ‘tassa’: prima si creano le condizioni per accrescere il flusso turistico dotando il territorio dei relativi servizi e migliorandone l’offerta, poi si prevede eventualmente l’imposta. Gli amministratori hanno fatto esattamente il contrario”.

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