Terme di Fogliano, il question time in comune apre il dibattito

Nel corso dell’ultimo Question Time in Consiglio comunale, si è tornati a discutere del futuro delle Terme di Fogliano, dopo la revoca della concessione mineraria da parte della Regione Lazio. A rispondere alle interrogazioni presentate dai consiglieri Maria Grazia Ciolfi e Nazzareno Ranaldi è stata l’assessora al Patrimonio Ada Nasti, che ha ricostruito le criticità della vicenda e annunciato l’intenzione di avviare un tavolo di lavoro con l’ente regionale.

Secondo quanto riferito dall’assessora, la concessione delle Terme è rimasta inattiva per circa trent’anni. «La Regione Lazio ha più volte ribadito l’inattività del sito e la necessità di una lunga serie di atti indispensabili per il rinnovo», ha spiegato Nasti, ricordando come siano stati richiesti documenti complessi e onerosi, tra cui relazioni geologiche e idrogeologiche aggiornate, analisi delle acque e un vero e proprio programma di coltivazione del giacimento corredato da un piano tecnico-finanziario.

«In trent’anni – ha aggiunto – l’unica attività posta in essere è stata l’affidamento dell’incarico del direttore minerario e il pagamento annuale del canone. Un’inattività che non ha consentito la valorizzazione del sito e che oggi rende impossibile ottemperare alle richieste regionali, anche per le ingenti risorse economiche necessarie».

Pur chiarendo le ragioni che hanno portato alla revoca del vincolo minerario, l’assessora ha comunque lasciato aperto uno spiraglio: «Verrà attivato un tavolo di lavoro con la Regione per verificare la possibilità di porre in essere azioni utili al recupero della concessione, anche alla luce del fallimento della società Terme di Fogliano e della perdita della proprietà delle particelle su cui insistono i pozzi».

La replica del M5S

Di segno opposto la lettura del Movimento 5 Stelle. La capogruppo Maria Grazia Ciolfi parla di una gestione gravemente carente da parte dell’amministrazione comunale. Per il M5S, l’inerzia del Comune di Latina avrebbe condotto direttamente alla revoca della concessione, con la conseguente perdita dei vincoli minerari su un’area strategica di circa 70 ettari.
Secondo Ciolfi, inoltre, il Consiglio comunale sarebbe stato di fatto esautorato: la proroga concessa dalla Regione per discutere la questione in Aula non sarebbe mai stata utilizzata, e i consiglieri avrebbero appreso dell’esito del procedimento solo a cose fatte. «Un passaggio – denuncia il M5S – che apre scenari preoccupanti e solleva interrogativi sulla tutela di un bene pubblico di grande valore per il territorio».
La vicenda delle Terme di Fogliano resta dunque al centro del confronto politico, tra l’annuncio di un possibile dialogo istituzionale e le accuse di mancata trasparenza e responsabilità amministrativa.

“La storia delle Terme di Fogliano è quella di un fallimento di una classe politica nel realizzare un’idea di sviluppo economico. Oggi rimangono tante domande: cosa vuole fare il Comune, mettere sul mercato l’area delle Terme o finalmente svolgere un ruolo nel trovare una soluzione attraverso un gruppo di lavoro tecnico politico?”, queste le domande di Nazzareno Ranaldi, consigliere comunale (PerLatina2032) durante l’interrogazione che si è svolta oggi al Comune di Latina, a proposito della questione del fallimento della società e del progetto termale che sarebbe dovuto sorgere alla sorgente d’acqua termominerale nella zona di Fogliano. “È necessario convocare un consiglio comunale sul tema: la questione riguarda tutta la comunità dei cittadini, è interesse di tutti saperne di più”.

 

Lo scorso novembre si è chiusa la vicenda Terme con definitivo fallimento della società Terme di Fogliano, partecipata all’85,92% dal Comune di Latina, la Provincia e una piccola quota della Camera di Commercio. Lo stabilisce la sentenza della Cassazione emessa il 25 novembre 2025 respingendo il ricorso del Comune di Latina. Una storia lunga oltre 70 anni, una storia del territorio. “Siamo arrivati all’epilogo di questa storia che dagli anni ’50 arriva ai giorni nostri: ha bisogno di tante risposte e non può avere zone d’ombra o ambiguità. – ha dichiarato Ranaldi – Qual è la volontà politica dell’amministrazione comunale sull’area delle Terme e come mai non è stata inserita nel mandato del PPE della Marina di Latina? Richiesta che ho formulato in commissione urbanistica da oltre un anno e mezzo, senza mai avere risposta. È intenzione dell’amministrazione operare per risolvere il contenzioso con la società Condotte? In data 12 giugno 2025 la Sindaca Celentano a tempo scaduto scrive alla Regione, ricordando che il Comune è titolare del diritto di superficie sui terreni in cui insistono i pozzi minerari -torna a parlare della risorsa termale come volano di sviluppo- e chiede un incontro con la Regione”.

Dagli ultimi passi, fino all’origine dei problemi del progetto. “Con determina n. G05521 del 7 maggio 2025 la Regione Lazio stabilisce di non riconoscere più l’esistenza della miniera di acqua termominerale denominata ‘Terme di Fogliano’ rientrata nelle disponibilità dell’Amministrazione Regionale per i seguenti motivi: mancato riconoscimento dell’acqua minerale; concessione mineraria inattiva; assenza di informazioni circa la qualità e quantità delle acque presenti; sito in completo abbandono; pozzi in disuso.” Continua Ranaldi: “Si è arrivati alla perdita della miniera da parte dell’Amministrazione Celentano per una mancanza di volontà di rispondere alle richieste della Regione. È curioso perché ci sono scambi tra gli uffici del Comune e quelli della Regione, ma alla fin non si adempie agli atti richiesti dalla Regione. Vediamo il percorso. Il Comune nella interlocuzione con la Regione Lazio il 3 gennaio 2023 presenta istanza di rinnovo della concessione, ma non presenta integrazione documentale richiesta dai dirigenti regionali il 16 aprile 2024. Sempre il 30 aprile 2024 il Comune chiede una proroga di novanta giorni per sottoporre la materia alla discussione del Consiglio Comune – ma l’amministrazione sembra non sapere che c’è già la delibera di Consiglio del Commissario Carmine Valente n. 213/202 per mantenere la concessione. La proroga è accolta dalla Regione, ma non sarà convocato nessun Consiglio Comunale. A novembre 2024 c’è la riunione in Comune con la presenza del Curatore fallimentare per definire e valutare il mantenimento della concessione mineraria in capo al Comune, a seguito della quale il Comune di Latina non ha trasmesso alcun riscontro, come era stato concordato nel corso della riunione. Il Comune di Latina e il Curatore fallimentare non si presentano alla riunione del 27 marzo 2025 indetta dalla Regione per un sopralluogo presso il sito minerario al fine di verificare lo stato dei luoghi. Per arrivare al 10 aprile 2025 dove l’Amministrazione regionale ha archiviato l’istanza del rinnovo della concessione mineraria ‘Terme di Fogliano’ in considerazione della mancata trasmissione delle integrazioni richieste.”

 

Ranaldi nell’interrogazione di questa mattina ha ripercorso le tappe che hanno portato al fallimento del progetto. “Per capire la storia delle Terme di Fogliano dobbiamo partire dall’inizio e raccontare come si è riusciti a far fallire una realtà che funzionava, con un buco di oltre dieci milioni di euro. All’inizio degli anni ’50 la società Terni, nell’effettuare sondaggi per ricerche di idrocarburi, si imbatte in una sorgente di acqua termominerale che arriva all’esterno alla temperatura di oltre 50°. La società S.I.A.M (Società Italiana Acque Minerali) ottiene la concessione mineraria cinquantennale della sorgente con Decreto Ministeriale il 24 febbraio 1955 e costruisce uno stabilimento con 12 vasche, albergo, assistenza medica, di proprietà del Commendator Salvatore Cimaglia. Di questa prima fase ci sono le foto e i racconti sui quotidiani locali dell’epoca e le testimonianze delle persone che si sono curate con l’acqua minerale salsobromoiodica, ipertermale e che ne hanno ricevuto i benefici. Per quali motivi si interrompe l’attività delle terme di Fogliano ce lo racconta il figlio Alberto Cimaglia: ‘Tre cause contribuirono a guastare la bella favola delle Terme di Fogliano: primo mio padre si ammalò; secondo, la situazione finanziaria della società cominciò a frasi pesante; terzo, alcuni politici del Comune di Latina iniziarono a rivendicare la gestione delle Terme alla pubblica amministrazione. Tanto fecero che ottennero la revoca della concessione e le terme finirono al comune di Latina’ (come si legge nel libro “Terme di Fogliano, 1955, quando funzionavano” di Paolo Iannuccelli).”

Da qui in poi, l’entrata della politica: “L’Amministrazione Finestra stipula una convenzione con la Società Condotte per la realizzazione di due pozzi per accertare qualità e quantità delle acque captate con un costo quantificato fino ad un massimo di 5 miliardi di lire (euro 2.582.284,40). Condotte avrebbe redatto la progettazione esecutiva definitiva, comprensiva dei pozzi realizzati, da inviare alla Regione per l’approvazione e la conseguente concessione del finanziamento. Vengono completate le opere di captazione delle falde termo-minerali e riconosciuto dalle Università di Roma e Napoli che l’acqua estratta dai pozzi è utilizzabile per cure termali. Inizia la procedura per ottenere il riconoscimento ufficiale delle proprietà terapeutiche delle acque termo-minerali da parte del Consiglio Superiore della Sanità, che chiede ulteriore integrazione della documentazione presentata. All’espletamento di tali attività era convenzionalmente obbligata la società Condotte che però, nonostante i solleciti del Comune di Latina (l’ultimo ufficiale con raccomandata del 26 maggio 2000), rimane inadempiente. Nel 2003 la società Condotte notifica all’Ufficio protocollo del Comune un decreto ingiuntivo nei confronti della Società Terme di Fogliano S.P.A. accompagnato da una lettera a firma del Presidente del CdA dell’epoca Dott. Salvatore Apostolico, in cui lo stesso riconosce che la società da lui amministrata è debitrice verso Condotte della somma complessiva di un importo di € 4.571.184,45 (comprensiva di interessi legali e moratori). Il Comune di Latina non si oppone perché il decreto ingiuntivo scompare e non arriva mai al destinatario. Un comportamento alquanto curioso, in questo caso il debitore non contesta le inadempienze della società Condotte ma le certificata all’insaputa del C.d.A. e del Collegio Sindacale. In questo modo viene perso completamente un finanziamento della Regione Lazio di 19 miliardi di lire.”

 

“È doveroso che i cittadini sappiano cosa è successo lungo così tanti decenni: il destino di quel terreno è interesse di tutti. Continueremo a chiedere chiarezza tra le tante zone d’ombra che questa storia ancora custodisce. Per questo motivo riteniamo utile che se ne parli pubblicamente, che ci sia un dibattito pubblico nelle sedi istituzionali. Attendiamo nuovi sviluppi e un consiglio convocato ad hoc su questo tema”, ha concluso Ranaldi.