Terracina, delitto Marino: l’ex moglie in aula: Non sapevo fosse camorrista

L'avvocato Giuseppe Lauretti

È stata ascoltata oggi, 16 maggio, davanti la Corte D’Assise, l’ex moglie del boss Gaetano Marino, Tina Rispoli, ucciso a Terracina il 23 agosto 2012. “Non sapevo che fosse un camorrista”, ha detto al presidente della Corte, Valentini. Il pubblico ministero le ha chiesto allora come facesse per vivere e la donna ha risposto che aveva la pensione, perché gli mancavano entrambe le mani, per questo era detto anche “Moncherino”. Poi ha spiegato che quel giorno era in spiaggia con i figli. Era corsa in strada quando ha sentito gli spari, ma quando tutto ormai si era concluso. Infine ha dichiarato che da anni frequentavano la città di Terracina, che erano in vacanza, all’hotel Albatros e trascorrevano le giornate normalmente, come si fa in villeggiatura.

Pochi elementi quindi ha aggiunto la sua deposizione. Sposata ora con il cantante neomelodico Tony Colombo ha fatto parlare di sé per il matrimonio a Napoli. Quel giorno i due sono sfilati per Corso Secondigliano, a bordo di una carrozza.

Il processo è quindi proseguito con l’esame di altri testimoni. E’ stato sentito Giuseppe Riccio, che avrebbe procurato l’auto a Rovai e Ciotola (due degli imputati), per spostarsi su Terracina, una delle vetture sequestrate, ma sulla quale i rilievi sono stati negativi.

Una donna che collaborava con l’agenzia immobiliare che aveva il contatto con la proprietaria dell’immobile di via Roma, che sarebbe servito da covo, ha spiegato che sarebbe stato proprio Rovai ad andare a vedere l’appartamento. Sono state quindi acquisite le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Gianluca Giugliano, sentito precedentemente.

L’udienza è stata rinviata al 20 giugno prossimo. In quella data saranno esaminati due collaboratori di giustizia fondamentali per questo processo, Giuseppe Ambra e Pasquale Riccio. Riccio, in particolare avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco dei killer, già condannato a Roma in abbreviato. Ambra invece, farebbe parte del clan Abate-Abbinante, dove – secondo gli inquirenti – è maturato l’omicidio.

Sul banco degli imputati siedono oltre a Salvatore Ciotola e Carmine Rovai , anche Arcangelo Abbinante (considerato l’esecutore materiale) e Giuseppe Montanera. Nel collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Giuseppe Lauretti, Fabio Greco, Claudio Davino, De Rosa e Quatrana.

L’OMICIDIO – Il 23 agosto del 2012 il boss della camorra Gaetano Marino riceve una telefonata e lascia l’ombrellone all’ultima fila dello stabilimento Serenella a Terracina, per incontrare qualcuno. Arrivato al parcheggio oltre la strada, però, ad attenderlo c’erano dei sicari che lo hanno freddato con 11 colpi di pistola.

L’ordine di uccidere, secondo gli investigatori, sarebbe partito da Napoli, proprio nell’ambito di quella guerra tra i clan di Secondigliano in cui Gaetano Marino, dopo l’arresto del fratello Gennaro, aveva assunto un ruolo di rilievo. Quando il boss, insieme al suo guardaspalle, è risalito dalla spiaggia sul marciapiede, il killer ha sparato i colpi in rapida sequenza. Dieci, come confermato dall’autopsia, hanno raggiunto la vittima al torace e all’addome ma soprattutto al volto. L’ultimo, esploso da una distanza ravvicinata, alla nuca.

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