Touch & Go: droga dalla Spagna e armi per conquistare il sud pontino. I nomi degli arrestati

Un momento della conferenza stampa dopo gli arresti

C’erano i due fratelli Scotto, Domenico e Raffaele, di Secondigliano, al vertice del gruppo criminale sgominato oggi dai carabinieri, a conclusione dell’inchiesta Touch & Go coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, che aveva preso il controllo dello spaccio di droga nel sud pontino e in particolare sul lungomare di Scauri. Il sodalizio criminale in realtà copriva una zona molto più vasta, da Cassino a Sessa Aurunca. Molti de componenti sarebbero, sempre secondo gli investigatori, legati al clan Licciardi, stabile nel quartiere di Secondigliano, a Napoli.

Ventuno persone sono state arrestate e una è finita agli agli arresti domiciliari.  Il gruppo aveva deciso di conquistare il mercato degli stupefacenti del sud pontino, arruolando a tal fine manovalanza criminale locale e creando così una fitta rete di pusher. Per assumere il controllo dell’attività di approvvigionamento e smercio di cocaina, hashish, marijuana e shaboo (metanfetamina), imponendosi sul territorio, hanno messo in atto aggressioni e minacce anche ricorrendo all’uso di armi e di manufatti esplosivi, sino a conquistare l’egemonia nella vendita di droghe.

Non hanno esitato, secondo quanto ricostruito dalle indagini – ad usare la violenza con chi si occupava dello spaccio prima di loro, con determinazione e grandi capacità, non solo a depistare le indagini, ma anche appunto a mettere da parte i criminali locali. Alcuni di questi, alla fine, hanno deciso di allearsi con i nuovi arrivati.

Gli accertamenti sono partiti nell’ottobre 2015, quando è stato notato questo ingresso nel comune di Minturno di determinati soggetti. “E’ stato un lavoro difficile, lungo, silenzioso – ha detto il comandante dei carabinieri di Latina, Vitagliano – e volte ingrato”. Molti cittadini avevano notato l’arrivo di persone poco raccomandabili, e in molti casi i commenti erano stati che le forze dell’ordine non se ne stessero occupando. Nessuno però ha mai denunciato. In realtà i militari della compagnia di Formia e Minturno hanno lavorato incessantemente, anche mettendo a rischio la propria vita quando, trovando un ordigno incendiario artigianale in un canale di scolo non hanno esitato a portarlo via, per evitare che fosse utilizzato.

Questa mattina l’inchiesta si è conclusa con gli arresti. Nelle province di Latina, Napoli, Isernia e Caserta, circa 100 carabinieri della compagnia di Formia, coordinati dal comandante David Pirrera, e di reparti dei Comandi Provinciali di Latina, Napoli, Caserta e Isernia, con il supporto di un elicottero del Nucleo di Pratica di Mare e di unità cinofile antidroga dell’Arma stessa e della Guardia di Finanza, hanno dato esecuzione a una misura cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Roma, su richiesta della Dda di Roma nei confronti di 22 persone (21 sottoposti a custodia cautelare in carcere, 1 ai domiciliari). I componenti del gruppo criminale, compresa una donna, sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, possesso di armi e materiali esplodenti, minaccia, violenza privata e lesioni, con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso.

Si tratta oltre ai due fratelli Scotto, di Michele Aliberti, Marco Barattolo, Carmine Brancaccio di Napoli, Diego Camerota, di Formia, Armando Danilo Clemente di Gaeta, Domenico De Rosa, di Isernia e Giuseppe De Rosa, di Minturno, Giancarlo Di Meo, di Formia, Stefano Forte, di Minturno, Francesco e Giuseppe Leone, di Formia, Massimiliano Mallo, di Napoli, Giovanni Nocella, di Formia, Walter Palumbo, di Napoli, Raffaella Parente, di Formia, Amedeo Prete, di Villaricca (Na), Matteo Rotondo, di Sessa Aurunca, Valentino Sarno, di Napoli, Daniele Scarpa, di Formia.  Giuseppe Sellitto, di Formia, è finito invece ai domiciliari.

Nel corso delle indagini durate 4 anni sono state tratte in arresto complessivamente 13 persone e sequestrati 450 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina; 9 kilogrammi di hashish; 350 grammi di marijuana; 100 grammi di shaboo; una pistola marca Beretta calibro 9×21 completa di caricatore e nr. 13 proiettili, arma risultata rubata; 2 ordigni esplosivi di fattura artigianale, uno dei quali recuperato il 17.02.2016 prima che esplodesse, mentre l’altro è stato fatto deflagrare il 28.02.2016, causando solo danni a cose. Nel corso delle operazioni di esecuzione uno degli arrestati di Napoli è stato trovato anche in possesso di una rivoltella calibro 44 magnum matricola abrasa e n. 10 proiettili.

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Silvia Colasanti
Giornalista pubblicista dal 2009 ha cominciato a scrivere nel 2005. Laureata in Scienze politiche, con un Master in Diritto europeo, ha lavorato per tre anni (tra le altre esperienze) nella redazione de Il Tempo Latina, poi come redattrice al Giornale di Latina. Si occupa essenzialmente di cronaca, in particolare di cronaca giudiziaria.