Latina, primarie e veleni: arriva Giorgia Meloni. “Non ci pieghiamo al ras locale”

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“Noi siamo persone serie, se diamo una parola la rispettiamo. Se anche gli altri facessero così, probabilmente la politica sarebbe più credibile”. Giorgia Meloni, primo affondo. Il teatro Moderno pieno (ma non ci vuole poi tanto) fa da cornice all’investitura di Nicola Calandrini come candidato alle primarie per Fratelli d’Italia. Sul palco, dove insieme alla fondatrice del partito siede anche il portavoce regionale Marco Marsilio, c’è spazio per tutta la squadra che Calandrini porta con sé. Con tanti volti noti: da Nadia Cacciotti, imprenditrice nel settore benessere, a Gennaro Ciaramella,  stimatissimo allenatore di calcio dilettantistico. Giù, in prima fila, l’ex sindaco di Latina, Giovanni Di Giorgi, e quello di Terracina Nicola Procaccini. Accanto, l’onorevole Vincenzo Bianchi, l’uomo che era riuscito nell’impresa di rimettere insieme i cocci del centrodestra dopo la seconda legislatura naufragata miseramente al termine di una stagione di ripicche tra alleati. E proprio dalle (nuove) ripicche tra (ex) alleati sono ripartiti i Fratelli d’Italia per preparare questa campagna elettorale molto particolare, con un avversario solo: Enrico Tiero.

“Latina – sempre la Meloni – da sempre ce l’abbiamo nel cuore perché per il centrodestra è un laboratorio naturale. Ma è anche un posto complicato, dove per due volte di seguito ci hanno mandato a casa gli alleati. Gli stessi che adesso si sottraggono al confronto. Qualcuno pensava di poter aggiustare le cose ai tavoli romani, ma a noi non interessa, non ci saranno accordi, saranno i cittadini a scegliere”.

Poi l’elogio del candidato. “Nicola Calandrini è uno abituato a metterci la faccia. Ricordo alle ultime regionali, ci portò settemila voti, tutti suoi. Non diventò consigliere regionale ma ci fece avere un seggio in più, quello che poi andò a Storace…”. Infine il ragionamento politico. “Dobbiamo metterci in testa che l’Italia è roba nostra, e in questo le amministrative ci avvicinano alla politica nazionale. Perché in tanti sono abituati a dire che i politici sono tutti uguali. Ma sono quelli che non hanno la pazienza e la voglia di capire che non è così, non vogliono fare quel poco serve per cambiare le cose. Perché non siamo tutti uguali. Pensate a Latina: qui c’era qualcuno che s’era abituato all’idea di doversi piegare alla volontà del ras locale. E poi c’era qualcun altro che invece non l’ha fatto”.

A margine, un commento sul caso di Pasquale Maietta, il parlamentare che si è autosospeso dal partito, ma solo a livello locale. “Una scelta di responsabilità – dice la Meloni – da parte di una persona che è attaccata fortemente alla nostra squadra, tanto da non volere che le sue vicende personali (le inchieste della magistratura, ndr) possano ripercuotersi negativamente sul partito”.

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