Terracina, ex mercato in vendita. Un affare a perdere

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“Ho l’impressione che le scusanti del bilancio, clamorosamente ingiustificate, siano la foglia di fico utile a nascondere ben altri interessi che ignoro. Ma è soltanto una mia impressione”. Alessandro Ceci torna a tuonare dopo “l’inutile riunione” tra i “sindaci” in pectore e il commissario straordinario del Comune di Terracina sulla vendita dell’ex mercato Arene. “Bisogna ricorrere agli organi superiori, specificamente al Governo – afferma il referente dell’associazione Amo Terracina e del comitato Casa della cultura -. Sarei più tranquillo se, più che l’interrogazione parlamentare, vi fosse un’istruttoria anche da parte della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica”.

Fallita la possibilità di sospensione del bando per la vendita dell’immobile, invocata attraverso la petizione sottoscritta dai candidati sindaci di Terracina, e confidando nell’assenza di offerte utili all’alienazione che di fatto metterebbe la pietra tombale sul progetto Casa della cultura, Ceci rilancia la manifestazione di protesta organizzata per il giorno dell’inaugurazione del museo di Palazzo della Bonficazione per la quale è attesa la presenza del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Il comitato, i candidati sindaci, i cittadini non hanno alcuna intenzione di archiviare il caso come una sconfitta e allora si affilano le armi.

“La vendita del mercato Arene, a pochi giorni dalla elezioni della nuova amministrazione democraticamente eletta – insiste Ceci – espropria di una decisione strategica fondamentale la città di Terracina e non risolve nessun problema finanziario del bilancio cittadino; non sana il debito, non sana il fabbisogno.  La vendita del patrimonio pubblico viene realizzata senza che questo patrimonio sia riqualificato; certo al valore di mercato ma senza una rivalutazione dei valori catastali come previsto per legge. La vendita del Mercato Arene dequalifica un intero comparto urbanistico nato spontaneamente e disordinato che invece andrebbe qualificato a partire dagli spazi di cui dispone”.

Il centro commerciale al posto della Casa della cultura? Per Ceci sarebbe una follia: “Il dramma dei centri commerciali – afferma -, a differenza delle strade commerciali, è che assorbe propensione al consumo e liquidità dalla spesa locale, riduce la circolazione della moneta per favorire i risparmi in un qualsiasi altrove e impoverisce decisamente le risorse locali”.

“La vendita del mercato Arene – conclude Ceci – non serve a niente e produce un danno. Allora perché? Perché tanta fretta? Perché, di tutto il patrimonio pubblico, in cinque anni, si vuole sempre e solo vendere il mercato Arene? Perché espropriare la città del suo diritto alla decisione a pochi giorni dalla elezione di un nuovo Consiglio comunale? Perché insistere così pervicacemente contro tutto e tutti? Ho l’impressione che le scusanti del bilancio, clamorosamente ingiustificate, siano la foglia di fico utile a nascondere ben altri interessi che ignoro”.

Per Ceci chi sta portando a termine questa operazione ritenuta opaca sarebbe stato indotto alla urgenza da qualcuno che vuole impedire che altri, appena dopo il voto, decidano diversamente. “Ma è soltanto una mia impressione”, ha tenuto a precisare.

Sullo stesso argomento è intervenuto oggi anche il candidato sindaco Alessandro Di Tommaso.

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